Vi racconterò una piccola grande storia. Di dignità, di diritti e di soprusi legalizzati o legalizzabili. In Italia, dove le cose più improbabili accadono e dove la normalità (legalità sostanziale, onestà, lealtà, rispetto) sono invece le più improbabili.

Un allevatore sardo, Giovanni Cualbu, di 77 anni, proprietario in Sardegna a Decimoputzu di circa 90 ettari di terra, di proprietà della sua famiglia dal 1800, rischia l’esproprio delle sue terre perché una società inglese (ora necessariamente con sede fiscale in Italia) ha deciso di costruire un enorme parco solare (fotovoltaico) di 55 mW.

Un giorno si presenta a casa sua un emissario della società e gli domanda se fosse interessato alla vendita del suo terreno, il Cualbu dinanzi ad un’offerta che forse molti avrebbero accettato, con grande dignità rispose “no grazie, questa è la mia terra da generazioni, sono un allevatore, intendo continuare a sudare su queste terre col mio lavoro quotidiano e con quello dei miei figli”. La storia finirebbe qua se non fosse che la società inglese ha deciso di chiedere al Ministero dell’Ambiente di concedere l’autorizzazione (stante la potenza del parco solare, di competenza del Ministero e non della Regione, che forse non avrebbe mai assentito per un parco di minori dimensioni) e di procedere all’esproprio per pubblica utilità.

Il Cualbu viene poi a sapere (non formalmente) che l’iter è stato avviato e dunque decide di affidarsi ad alcuni legali che nel mentre hanno diffidato il Ministero a non concedere l’autorizzazione. La partita è aperta e vedremo se il Ministero riterrà logico e ragionevole ciò che ha domandato l’impresa inglese, ossia se prevarrà la pubblica utilità di asservire un pezzo di Sardegna con vocazione agro-pastorale all’interesse di creare energia pulita. Ciò che per i soggetti richiedenti null’altro è che profitto, così però alienando una proprietà ultra secolare e stravolgendo la vocazione naturale di un’area. Staremo proprio a vedere.

La Sardegna, terra di straordinaria bellezza, di forte cultura, merita rispetto ed attenzione. Diversamente si può arrivare all’esproprio di buona parte di essa, svenduta all’interesse di mercenari stranieri o anche italiani, nella logica del vile profitto. La Sardegna non è un deserto subsahariano ma un quadro di tradizioni, paesaggi, culture.

Di casi così in Italia ne abbiamo però tanti altri. Tra di essi c’è il folle progetto di trasformare l’Appennino campano in una mega centrale di produzione di energia elettrica con eolico, trivelle, impianti idroelettrici, termovalorizzatori, fotovoltaico a terra. Centinaia di migliaia di appezzamenti di terreno agricolo, pascoli permanenti gravati da uso civico, una “cattedrale dell’acqua” (area carsica del Matese Sud-Orientale), espropriati per una presunta pubblica utilità”. Una terra che ha sfamato famiglie e che è costata sudore, sacrificio, lacrime e sangue. Preziose terre del Matese che si vuole trasformare in impianti industriali per la produzione di energia elettrica. Per difendere tutto ciò è appena iniziato uno sciopero della fame (portavoce del movimento Vivitelese è Giuseppe Fappiano), per portare all’attenzione generale lo scempio che si sta consumando tra il Matese Sud-Orientale e la Valle del Tammaro che distruggerà definitivamente ed irreversibilmente un territorio prezioso. Viene dunque chiesto un incontro urgente con il Presidente della Regione Campania per chiedere l’annullamento in autotutela di tutte le autorizzazioni concesse.

Di casi così l’Italia è piena. Una terra svenduta, svilita e stuprata dal miglior offerente. Una terra senza memoria storica, senza passato e senza futuro, sospesa nel nulla, nella mediocrità dei suoi vili mercanti. Una terra in cui chiunque, col portafoglio pieno e con le conoscenze giuste può decidere di localizzare una discarica/un termovalorizzatore/un parco eolico/solare etc., ovunque, facendo partire un iter autorizzativo surreale e kafkiano, tale da (s)travolgere vite, destini, paesaggi.

In altri paesi, quelli civili, tutto ciò è ammissibile esclusivamente se concertato sin dall’inizio da tutti i soggetti interessati. Da noi VIA, VAS e autorizzazioni non si negano a nessuno.