Un’area “ad alta pericolosità sismica“, dove è possibile che “nelle prossime ore e giorni” avvengano altre forti “scosse a coppie“. E sullo sfondo, ancora una volta, una prevenzione insufficiente perché “purtroppo in Italia si costruisce bene, con criteri antisismici, solo dopo un terremoto grave”. A parlare è Enzo Boschi, sismologo e geofisico, tra i massimi esperti europei di terremoti ed ex presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia. Intervistato dall’AdnKronos Boschi spiega che il terremoto che ha colpito l’Italia centrale “ricade in una zona già inserita nella mappa sismica italiana e nella mappa, pubblicata a inizi 2003 in Gazzetta Ufficiale, questa zona appenninica era già stata classificata come ad alta pericolosità sismica”. La classificazione risale al 2003 e fu voluta dopo il terremoto di San Giuliano di Puglia del 31 ottobre 2002, a causa del quale morirono 27 bambini e un’insegnante nel crollo della scuola Francesco Jovine.

Sul fronte dei terremoti “siamo ancora indietro sulla prevenzione”, dice Boschi. La controprova è Norcia: lì “dopo il terremoto del 1979 si è proceduto con interventi antisismici sugli edifici” e così “i danni provocati dal sisma di questa notte sono quasi irrilevanti”. “Purtroppo in Italia si costruisce bene, con criteri antisismici, solo dopo un terremoto grave” aggiunge il sismologo. “Eppure – spiega lo scienziato – l’area colpita oggi dal grave sisma è una zona in cui la Terra si sta come ‘lacerando’, un’area che è nota per essere ad alto rischio sismico”. “Quando nel 2003 è stata pubblicata la Mappa del rischio sismico in Italia, bisognava intervenire con lavori di prevenzione sugli edifici nelle zone più vulnerabili, ma non in tutte le zone è stato fatto. Invece le maggiori vittime il terremoto le provoca proprio con i crolli di case ed edifici“.

Quanto allo sviluppo delle scosse “bisogna fare grande attenzione nelle prossime ore e giorni perché in queste zone spesso avvengono forti ‘scosse a coppie’, cioè si ripete una seconda scossa forte nella stessa zona e uguale alla prima”. “A fronte di questo alto rischio, non bisogna entrare negli edifici che sono rimasti in piedi oggi prima di un attento controllo di tecnici e esperti della Protezione Civile”, avverte Boschi. “Nel terremoto dell’Emilia Romagna si ebbe, a distanza di pochi giorni, una forte scossa uguale alla prima e – ricorda il geofisico – molte vittime si ebbero proprio a causa della seconda perché molte persone entrarono negli edifici ancora in piedi, senza preventivi controlli sulle strutture”.