Trafficavano componenti speciali di velivoli militari con la complicità di alcuni tra ufficiali militari e civili impiegati nell’aviazione. La Guardia di finanza della compagnia di Luino (Varese) ha sgominato un’organizzazione internazionale attiva anche nel traffico di stupefacenti. L’operazione, battezzata “Touch and go“, ha portato alla denuncia di 14 persone, 9 di queste sono state arrestate. Nell’ambito dell’operazione sono stati sequestrati 2 container pieni di parti meccaniche ed elettroniche di aeromobili militari oltre a 3 chili e mezzo di cocaina, due chili e mezzo tra marijuana e hashish, 500 pastiglie di ecstasy, 17mila franchi svizzeri (circa 16 mila euro), 4 automobili utilizzate per il traffico di droga, 1 pistola Beretta e 1 pressa odontotecnica.

Il commercio illegale di parti elettroniche e meccaniche di velivoli militari era reso possibile grazie alla complicità di 3 pubblici ufficiali militari accusati di peculato militare. Le componenti degli aerei venivano ricettate e vendute su un mercato parallelo come pezzi di ricambio. Con la collaborazione di civili compiacenti, considerati veri e propri intermediari, i membri dell’organizzazione criminale rivendevano all’estero lo stesso materiale aeronautico che in alcuni casi veniva montato su velivoli e in altri venduto singolarmente. Le fiamme gialle hanno arrestato, in flagranza di reato, un pubblico ufficiale e un dipendente di una società operante nel settore dell’aviazione e hanno denunciato altri 2 pubblici ufficiali per il reato di peculato militare (in associazione tre loro). Infine, è stato denunciato, a piede libero, un soggetto di origine italiana per il reato di ricettazione

L’attività condotta dai finanzieri di Luino assieme al Nucleo di Polizia Tributaria di Varese, ha inoltre portato all’arresto in flagranza di reato di altre 6 persone per i reati inerenti agli stupefacenti (e della denuncia a piede libero di altri due soggetti). La base logistica del traffico di stupefacenti era in provincia di Varese e la droga, proveniente dal Portogallo, dopo essere stata introdotta in Italia e in parte smerciata in provincia di Varese, veniva caricata su macchine di grossa cilindrata e trasportata nella vicina Svizzera. Nell’operazione è stato individuato un noto latitante che, grazie alla collaborazione con le autorità elvetiche, è stato arrestato in territorio svizzero, dove si era costruito un vero e proprio bunker.