Dopo l’attacco kamikaze in Turchia ad un matrimonio di un militante curdo effettuato da un bambino, tra i 12 e i 14 anni d’età, che ha provocato la morte di 29 minori riemerge la questione dei bambini soldato arruolati nelle guerre di tutto il mondo. Secondo quanto riporta il Telefono Azzurro sono oltre 250.000 i minori costretti a combattere, comprese bambine, utilizzati come “inconsapevoli strumenti di morte”. Da Boko Haram all’Isis, le “organizzazioni terroristiche” molto spesso arruolano piccoli anche di appena 8 anni, utilizzati per combattere in prima linea, ma anche per partecipare a missioni suicide e agire come spie, e ragazze sfruttate a fini sessuali o costrette a matrimoni forzati. Quasi tutti loro vengono reclutati forzatamente, altri si uniscono a questi gruppi criminali nella speranza di migliori possibilità di sopravvivenza, spesso per fuggire alla povertà.

Le conseguenze psicologiche: “I bambini soldato sono esposti a gravi conseguenze psicologiche, a causa delle esperienze traumatiche che sono costretti a vivere”, spiega Ernesto Caffo, Presidente di Telefono Azzurro e docente di Neuropsichiatria Infantile. “Sono soggetti a una perdita di tutte le competenze emotive ed empatiche tipiche dell’età, oltre che a una drammatica incapacità di gestire le emozioni. L’altro è da loro percepito come un oggetto nemico e per questo maturano istinti distruttivi ed aggressivi. La vita, degli altri ma anche la propria, non ha più alcun valore. Per questo, infatti, si registra tra di loro un indice di suicidi molto alto“.

Come intervenire: Per proteggere e aiutare i bambini che arrivano nel nostro Paese con queste problematiche, occorre, attraverso un supporto specializzato, cercare di far riemergere in loro la capacità di identificare elementi positivi nella propria vita. Devono ritornare a giocare, a provare emozioni, a costruire sogni, recuperare il senso del tempo, dell’emozione e dell’affettività. Per tentare di sconfiggere il fenomeno nei Paesi d’origine occorre, invece, puntare molto sui percorsi di recupero messi in atto dalle ONG locali, partendo da un elemento base fondamentale: l’educazione, sia dei bambini stessi che di adulti e genitori. L’istruzione è l’arma principale per sconfiggere questo fenomeno.

Rischio scomparsa: Telefono Azzurro, anche in quanto membro dell’organizzazione italiana Stop all’uso dei bambini soldato, ha tra i suoi obiettivi la tutela dell’infanzia nelle condizioni di guerra e nei conflitti armati. Spesso questi bambini e ragazzi rischiano di far perdere le loro tracce e di scomparire nel nulla, vittime di traffici illeciti e violenze. Per prevenire e offrire una soluzione a questi fenomeni, Telefono Azzurro gestisce, in convenzione con il Ministero dell’Interno, il 116.000, numero unico europeo dedicato ai bambini scomparsi, attivo 24 ore su 24, e invita, per questo, a segnalare qualsiasi caso sospetto alla linea.