Dopo Mediaset, anche la capogruppo Fininvest ha fatto causa ai francesi di Vivendi chiedendo i danni per il mancato rispetto del contratto sulla vendita di Premium sottoscritto l’8 aprile. La holding della famiglia Berlusconi, a cui fa capo il 34,7% del Biscione, vuole dal gruppo di Vincent Bollorè 570 milioni di euro. Lo si legge in una nota in cui il gruppo annuncia di aver depositato presso il Tribunale di Milano un atto di citazione per ottenere che a Vivendi “venga ordinato di dare pieno adempimento al patto parasociale allegato al contratto firmato con Mediaset”.

Nel frattempo Fininvest ritiene appunto di aver diritto al “risarcimento dei gravi danni già subiti”, che “ammontano ad una cifra non inferiore a 570 milioni di euro, correlati fra l’altro alla diminuzione di valore delle azioni Mediaset in conseguenza dell’accaduto, al mancato apprezzamento delle stesse ove si fosse dato corso all’esecuzione del contratto, nonché all’evidentissimo danno di immagine“. La richiesta si somma a quella già avanzata da Mediaset, pari a 50 milioni di euro “per ogni mese di ritardo nell’adempimento da parte di Vivendi a partire dal 25 luglio”.

L’intesa di aprile prevedeva che il 3,5% di Cologno venisse scambiato con la stessa quota di Vivendi e che la differenza di prezzo fosse compensata da 100% della pay tv Mediaset Premium. Il 26 luglio il finanziere bretone, che è anche socio di maggioranza di Telecom Italia, ha però fatto sapere di non avere intenzione di rispettare gli impegni e ha messo sul piatto una nuova proposta: invece del 100% di Premium vuole come contropartita un prestito convertendo che gli permetta di arrivare a detenere in 3 anni circa il 15% del capitale di Mediaset. Cologno Monzese l’ha respinta al mittente e ha subito annunciato azioni legali.

Ad aprile il titolo Mediaset quotava 3,5 euro ed è arrivato a toccare un massimo di 4,07 euro a maggio. Il 26 luglio il titolo ha ritracciato ed è tornato sulla soglia dei 3 euro mentre ad agosto ha toccato i minimi degli ultimi due anni, a 2,59 euro.

Ora si attende la risposta di Vivendi, che giovedì riunisce il suo consiglio di amministrazione sui conti del secondo trimestre ma, è plausibile, avrà sul tavolo anche il dossier Premium. Secondo indiscrezioni l’amministratore delegato Arnaud de Puyfontaine, lo stesso che l’1 agosto ha definito la pay tv “una Panda che ci avevano detto essere una Ferrari”, potrebbe chiamare in aiuto un fondo che, entrando nella partita almeno in una prima fase, ne acquisirebbe una quota di minoranza.