Una ricerca realizzata dal think tank britannico Demos rivela che metà dei tweet con insulti e attacchi alle donne arriva da altre donne. Lo studio ha monitorato le tipiche offese che vengono rivolte alle donne online, sia a livello nazionale sia internazionale, considerando un periodo di tre settimane. Per separare i tweet usati in modi esplicitamente aggressivo da quelli che mantengono un tono di commento, analizzando i profili di chi li ha mandati, Demos ha costruito e usato algoritmi specifici. Il risultato dimostra che il 50% delle persone responsabili degli abusi online sono donne.

L’indagine è stata presentata al parlamento britannico in occasione del lancio della campagna “Reclaim the Internet”, per contrastare le minacce, gli attacchi misogini e la violenza sessista online. Il nome dell’iniziativa prende spunto dalla campagna di quarant’anni fa “Reclaim the Night“, ideata per creare un movimento contro le molestie, gli abusi e la violenza contro le donne per strada. “Internet rappresenta le nostre nuove strade e ognuno deve essere libero di parlare e sentirsi sicuro online”, spiegano gli organizzatori.

In occasione della presentazione della ricerca di Demos, la responsabile per la sicurezza di Twitter, Kira O’Connor, ha condannato gli attacchi, spiegando alla Bbc che i messaggi di odio – fra l’altro – sono una violazione dei termini di servizio del social media. Twitter, ha assicurato O’Connor, si sta impegnando ad aumentare i blocchi e le verifiche e a lavorare con i leader della società civile e con gli esperti del mondo accademico.

Alex Krasodomski-Jones, ricercatore del centro per le analisi dei social media di Demos, sottolinea che mentre questo studio si è focalizzato su Twitter, “molto disponibile a condividere i dati con ricercatori come noi, è importante considerare che la misoginia è prevalente in tutti i social media. Quindi bisogna fare in modo che anche le altre grandi società del settore vengano coinvolte nella discussione sull’educazione e sullo sviluppo di soluzioni”.

A commento della ricerca anche Chain Italy, piattaforma open source contro la violenza di genere. Laura Grimaldi, una delle coordinatrici del progetto sbarcato online lo scorso marzo, dice: “Il maschilismo purtroppo è anche delle donne. Il genere femminile introietta di continuo lo sguardo oggettivante che il maschile le riserva da stereotipo. E così non è raro che per essere accettate e valorizzate da chi detiene il potere socioeconomico, le donne usino per prime un linguaggio discriminante e sessista contro altre donne. Il web diventa un luogo in cui questo è particolarmente visibile anche perché caratterizzato da una quasi totale libertà di espressione e dalla possibilità dell’anonimato: unendo questi due fattori i social network diventano il luogo di una comunicazione quasi del tutto deresponsabilizzata, piazze virtuali in cui più che dal vivo si rintracciano commenti misogini, di uomini e donne facilmente influenzabili da bufale e linciaggi mediatici. Ecco che quindi il web diventa spesso un luogo ostile alle donne, come tanti altri luoghi fisici.”