Chi ha visto la puntata di “Piazzapulita” del 16 agosto può avere avuto due tipi di reazione; se fa parte di una delle categorie di disonesti delle quali si parlava avrà fatto spallucce pensando: “E allora?” e si sarà dato delle ragioni sociali, economiche, politiche, per continuare a rubare alla comunità; se invece fa parte delle categorie di cittadini che pagano regolarmente tasse, contributi pensionistici, biglietti dei mezzi pubblici etc. avrà provato un senso di rabbia impotente verso uno Stato e una comunità che tollerano e anzi incoraggiano i furbetti che vivono alle spalle degli altri in modo che possano continuare, tra l’altro vantando il loro furto come un diritto: “Lo stato dovrebbe darmi di più”, dice nella trasmissione un falso cieco pescato a correre la maratona, “perché il reddito di cittadinanza…”

Si dirà che sono cose risapute da tempo, ma la trasmissione abbinava pregevolmente ai fenomeni criminali le cifre in termini di costo per la comunità. E le cifre sono tali che, se risparmiate e riscosse come imposte evase, risolverebbero i problemi di sicurezza, sanità, pensioni, infrastrutture etc. che la nostra nazione ha.

Sento già le obiezioni dei falsi “illuminati”: “Per alcuni la pensione di falsa invalidità è l’unica fonte di sostentamento”; “I piccoli imprenditori sono costretti a evadere per non chiudere”; “Il trasporto pubblico è un diritto” e via dicendo; scuse per giustificare quelle che sono rapine a carico di chi sta dall’altra parte e cioè tra coloro che producono la ricchezza per tutti.

La realtà è che la nostra società è sempre più divisa in due, tra chi genera le risorse e chi le consuma e che la situazione è ormai anche economicamente insostenibile oltre che eticamente perversa.

In tutto questo lo Stato che fa? Cosa fanno i legislatori, gli esecutivi, il potere giudiziario, i controllori?

Rispondere “nulla” sarebbe riduttivo. La realtà è peggiore: contribuiscono in varie maniere a incoraggiare questi fenomeni con leggi, norme, sentenze, carenze di controllo che radicano nei “furbetti” il senso espresso da quell’intervistato a cui accennavo prima e cioè che queste truffe rispondano a un senso di giustizia sociale: lo Stato deve provvedere a tutti. Peccato che questo “Stato” siano in realtà altre persone che devono raddoppiare i loro sforzi per star dietro al parassitismo dilagante, oppure ridurre le proprie capacità di spesa (il proprio tenore di vita) per finanziare i furbetti.

Gli esempi di questa accondiscendenza sono innumerevoli; la nostra sanità, che è un esempio di comunismo applicato (si contribuisce secondo possibilità e si utilizza secondo necessità) è finanziata dai contribuenti i quali, quanto più contribuiscono con le tasse, tanto più devono pagarla di nuovo sotto forma di ticket; per tornare alla trasmissione, è certo che i gioiellieri con reddito medio da 14.000 € lordi annui sono esenti dai ticket sanitari e dopo avere evaso il fisco vengono pure premiati dalle norme.

Analogamente, le tasse universitarie vengono pagate da chi, attraverso l’Irpef, rende possibile che esista un sistema educativo pubblico; anche qui gli evasori fiscali sono premiati dal sistema con esenzioni. E si può continuare con la pubblica amministrazione dove il tasso di assenteismo è oltre il doppio che nel privato e dove i dipendenti godono della garanzia del posto di lavoro a vita.

Che dire dei contributi di solidarietà imposti ai pensionati che hanno avuto la malaugurata idea di versare molti contributi e che non vengono chiesti agli evasori contributivi, ai pensionati baby etc.? O di quello, futuribile, che il governo sembra pensare per finanziare l’Ape e che sarebbe in realtà una (tar) tassazione dei lavoratori che già pagano fino all’ultimo centesimo?

Tutte norme e misure, talvolta di gettito insignificante, che hanno l’effetto di far sentire vessati oltre misura coloro che ne vengono colpiti.

Se lo Stato non distingue tra reali bisognosi e coloro che “ci marciano”, se non incentiva chi onestamente sostiene la collettività e non punisce i comportamenti anti-sociali, che almeno avesse il buon gusto di astenersi dall’inventarsi balzelli supplementari per chi tiene in piedi il sistema con comportamenti onesti e trasparenti.

E chi potrebbe farlo in futuro ha ormai capito che se vorrà essere trattato con rispetto ed equità dovrà emigrare in altri paesi dove i comportamenti virtuosi vengono premiati e i parassiti combattuti.

Ciò azzererà le rendite parassitarie, perché non ci sarà più chi sfruttare; l’andamento del nostro debito pubblico e del Pil ce lo dicono chiaramente, ma che i nostri “statisti” e legislatori lo comprendano è chiedere troppo. Il primo passo verso un’inversione di tendenza sarebbe quello di fare piazza pulita proprio di questi, ma non si vede chi possa sostituirli con idee diverse che non siano l’ennesima assistenza a pioggia sotto forma di reddito di cittadinanza o l’ulteriore vessazione di chi più contribuisce e ha contribuito.

Perciò tocca rassegnarsi al decadimento inesorabile, perpetrato attraverso la punizione sistematica del merito, mentre la soluzione unica possibile e cioè la tolleranza zero verso gli anti-sociali neppure viene ipotizzata.