Ivan Scalfarotto colpisce ancora: dopo il digiuno dell’estate scorsa per il ddl Cirinnà, il sottosegretario allo Sviluppo economico torna alla carica, sul suo sito, con l’ennesimo attacco al movimento Lgbt. Quello romano, nella fattispecie, reo di aver scritto una lettera alla sindaca pentastellata Virginia Raggi affinché renda operative le unioni civili, auspicandosi che Roma diventi capofila di un movimento per il matrimonio egualitario. L’esponente renziano rimbrotta il movimento: a sentir lui, deve rimanere indipendente dalla politica, lo accusa di collateralismo con il Movimento 5 Stelle e infine ricorda che l’unico partito a cui rifarsi è il Pd (contraddicendosi su quanto detto prima).

Diverse le reazioni al post, da parte del mondo arcobaleno. Angelo Schillaci, giurista e collaboratore della rivista Articolo 29 che ha seguito da vicino l’iter della legge sulle unioni civili, scrive su Facebook: “Non trovo particolarmente furbo prendersela con alcune associazioni Lgbt per una lettera ad un‘interlocutrice istituzionale, Virginia Raggi. Non sarebbe stato più accorto – sul piano tattico e politico – solidarizzare con la comunità, stigmatizzando semmai la MANCATA RISPOSTA, dopo 21 giorni a questa lettera, e il perdurante silenzio del Comune di Roma sul punto, le cui motivazioni sono peraltro facilmente immaginabili?”

Ritorna sull’autonomia Marilena Grassadonia, leader di Famiglie Arcobaleno, la realtà che più di tutte ha pagato sulla propria pelle i compromessi interni al Pd sulle stepchild adoption e il dietrofront del M5S sul canguro: “L’unica verità in tutta questa storia è una sola ed è lampante: l’indipendenza politica delle associazioni Lgbt dovrebbe essere alla base di tutto, sempre e comunque. Se non si capisce questo allora mi sa che di strada ne abbiamo da fare ancora… e pure tanta”.

Più ironico Valerio Colomasi, già presidente di Luiss Arcobaleno: “Oggi il Pd è arrabbiatissimo. Pare che Il movimento Lgbt osi parlare con altre forze politiche! Assurdo davvero. Che poi non si capisce il perché, Il Pd offre una piattaforma così avanzata ed è così compatto nelle battaglie Lgbt che rivolgersi ad altre forze politiche sembra proprio una follia. Mannaggia a questi sudditi disobbedienti!” Intanto, dal Cassero di Bologna, Vincenzo Branà invita Scalfarotto a documentarsi sulla realtà politica del suo Paese.

Accanto a queste prese di posizione, arrivano i comunicati ufficiali delle associazioni nazionali. Per Anddos, Mario Marco Canale dichiara: “Si accusano molte associazioni di essere collaterali alla politica: lo sarebbero se si rifiutassero di incontrare una sindaca solo perché appartiene a questa o a quella forza politica. Ci tornano in mente, le parole del Presidente Renzi, quando all’accusa di volere parlare con Berlusconi rispose “con chi dovrei parlare, con Dudù?”. Ci domandiamo: se non parliamo con il sindaco di Roma, con chi dovremmo parlare, con il suo cagnolino?”

Certi Diritti, attraverso Yuri Guaiana, così si esprime: “Al posto di sindacare sulle cariche istituzionali a cui decidiamo di rivolgerci, chiedo a Ivan Scalfarotto di aiutarci a coinvolgere i sindaci, almeno quelli del Pd, nel tentativo di creare questo grande movimento di città e sindaci italiani per il matrimonio egualitario“. L’associazione radicale stigmatizza per altro e “con forza l’anomalia di un uomo di partito e sottosegretario del governo in carica che si permette di giudicare e interferire con l’iniziativa politica di alcune associazioni e addirittura di pretendere di dettarne l’agenda”.

Scalfarotto, ricordiamo, conclude il suo post chiedendosi chi dovrebbero rappresentare le associazioni da lui denigrate. Sarebbe bastato andare a uno degli ultimi pride per avere delle risposte. Risulta invece ben più misteriosa la funzione del sottosegretario rispetto alla comunità di cui si erge rappresentante, visto che non è stata ancora approvata la sua legge contro l’omo-transfobia, per altro descritta in termini non proprio entusiastici dal report dell’International lesbian, gay, bisexual, trans and intersex association (Ilga) del 2014.

Una persona Lgbt italiana ha, secondo me, tutti il diritto di chiedersi a questo punto chi e cosa difenda questo rappresentante politico dentro il suo partito. E non stupisce che di fronte a certi fatti – quali i continui attacchi contro i/le rappresentanti della nostra comunità, la stretta di mano al leader iraniano e la foto di gruppo con Manif pour tous Italia – gay, lesbiche, trans, ecc, cerchino interlocutori politici anche al di fuori del Pd.