Non mi sono mai piaciuti molto i tuttologi. È impossibile che una persona parli con cognizione di causa di ogni cosa, specie al giorno d’oggi. Mauro Corona è un tuttologo. Per la carità, la colpa – se di colpa si può parlare – non è sua, bensì di quelli che lo intervistano su ogni tipo di argomento, forse perché – come l’altro tuttologo Vittorio Sgarbi – questa persona, con quel suo aspetto così ruspante, la faccia rugosa, la fascia sui lunghi capelli, il sigaro in bocca, fa aumentare l’audience. Un giorno l’ho visto intervistato sul fenomeno del terrorismo. Oddio, lui che fa l’alpinista (me lo ricordo in maglietta scalare una cascata di ghiaccio), lo scultore e pure lo scrittore (per Mondadori), potrà dire la sua anche sul terrorismo, ma esattamente come posso dirla io, in qualità di uomo della strada, visto che né lui, né io siamo degli esperti. Personalmente, posso dire che un giorno mi telefonò un giornalista che voleva intervistarmi su una questione di tutela delle belle arti. Dissi: “No grazie” e gli diedi il telefono di Tomaso Montanari.

Ma eccolo Corona di nuovo esprimersi su un argomento qualsiasi, intervistato da La7: il consumo di carne. “Ognuno è libero di mangiare quello che vuole – ha detto Corona – Il problema è come ci si pone a portare avanti la propria battaglia. Ci vogliono buona educazione, civiltà e rispetto, perché io mi son sentito dare dell’assassino solo perché ho acquistato un binocolo alla fiera della caccia”. E poi ancora, dopo aver premesso di essere stato cacciatore per necessità, ha affermato di conseguenza che “dire male dei cacciatori non mi va”.

“Ognuno è libero di mangiare quello che vuole”. È un’affermazione che sembra andare di pari passo col concetto di auto-regolazione del mercato. Siamo liberi di mangiare la carne così come siamo liberi di mangiare le ciliegie che provengono dal Cile; siamo liberi di comprarci un Hummer; siamo liberi di andare ad aprire un’azienda tessile in Bangladesh; siamo liberi di fare tutto ciò che vogliamo che non sia in contrasto con le leggi che ci regolano. Certo. Dipende solo dalla sensibilità che abbiamo.

È un concetto di libertà asettico e un po’ naif che presuppone che la mia libertà non abbia alcuna influenza sul mondo che mi circonda. Ma è poi davvero così? Ovviamente, la risposta è “no”. In misura infinitesimale, il mio comportamento contribuirà a condurre una mucca o un maiale al macello, così come contribuirà, a monte, ad alimentare l’agricoltura intensiva, al posto di quella estensiva. Estremizzando, contribuirà a ingrassare il già pingue uomo occidentale ed a far morire di fame uno del cosiddetto “terzo mondo”. Si chiama “impronta ecologica”, ma sicuramente Corona la conosce. E poi le ciliegie del Cile contribuiranno ad alimentare i trasporti attraverso il mondo. E l’inquinamento dell’aria aumenterà con un Hummer piuttosto che con una Panda. E le aziende tessili alimenteranno lo sfruttamento dei bengalesi. La libertà non è asettica come si vorrebbe far credere, bensì produce conseguenze.

E veniamo alla caccia. Corona era così povero da essere costretto a cacciare. Per questo non gli va di parlar male dei cacciatori. Infatti, io che i cacciatori di oggi li conosco posso affermare che essi vanno a caccia non già diletto, bensì per soddisfare la loro esigenza primaria di sfamarsi. Ma andiamo, dai!

Su una cosa ha però ragione Corona, che bisogna essere “civili” nelle discussioni, anche quando si hanno idee opposte. Premesso peraltro che i cacciatori sono proprio loro i più violenti nei dibattiti, Corona mi perdoni se sono un tantino incazzato per tante morti violente che potrebbero essere risparmiate e per l’ingiustizia che regna nel mondo anche grazie alla libertà.