“Religiosofobo” almeno quanto Paolo Flores d’Arcais, non condivido minimamente la sua presa di posizione contro il burkini (“la sua proibizione costituisce una giusta misura a difesa del principio di laicità”). Sia chiaro, trovo odioso tutto quanto burka e burkini simboleggiano; sia sotto il profilo di subalternità del femminile al maschile, sia in quanto colonizzazione da parte del fondamentalismo religioso degli orizzonti mentali di persone. Ma trovo altrettanto insopportabile rispondere a tale fondamentalismo prevaricatore con una visione della laicità arcigna, pedagogica e repressiva dell’altro da sé. L’imposizione di una sorta di one-best-way che dimentica la condizione fondativa della laicità: il relativismo.

La forza – mi piace dire “morale” – della laicità è quella di accettare l’altro per quello che è e – al tempo stesso – presentargli le proprie ragioni alternative fidando sull’effetto, magari a lungo termine, del convincimento; nella scommessa che la ragionevolezza possa spuntarla sul suo contrario. Fermo restando che la ragione laica accetta di essere costantemente ispezionata dalla ragione contraria, per esserne validata ma anche criticata. A me piace sempre ricordare l’esempio di Giovanni Falcone che abbatte le riserve fondamentalistiche di Tommaso Buscetta prospettandogli un’idea più alta di legalità, incarnata dallo Stato repubblicano.

Di certo non sono credibili come propugnatori dei valori repubblicani mediocri mestieranti della politica, come il presidente francese François Hollande e il suo tirapiedi Manuel Valls, interessati solo a esibire una muscolarità (inesistente) a puro scopo elettorale. A uso e consumo di un elettorato in scivolamento irrefrenabile verso Marine Le Pen. Una scelta che avrà come unico effetto quello di esacerbare gli animi presentando quell’Occidente arrogante e repressivo su cui si basa la propaganda del radicalismo islamico; su cui cresce la frustrazione delle terze generazioni di immigrati che sentono la prepotenza dello Stato come ennesima conferma della negata integrazione (verificata già nei percorsi scolastici e poi occupazionali).

Nonostante la sordità di tanti propugnatori di un Occidente imposto a mezzo polizia e normative, insisto: gli aspetti di arcaicità insiti nei comportamenti delle giovani intabarrate al mare, devono venire smascherati attraverso il costante uso della discussione pubblica. Visto che solo così possono essere accettati e interiorizzati dalle dirette interessate.

Dunque, fermamente criticati ma non vietati. Secondo antiche lezioni di laica tolleranza illuministica che ci vengono dalla terra di Francia. Ricordate Voltaire?

La laicità occidentale vince se sa essere coerente con se stessa, con l’idea di società aperta che l’incarna al meglio. Perché tale civilizzazione va costantemente praticata, non affermata apoditticamente. Perché anche a questo riguardo facciamo troppo spesso gravi errori. Come quello che il burkini sarebbe subito dalle fanciulle che lo indossano. Il che non è vero, almeno nella maggioranza dei casi. Come per il velo islamico, considerato da molte un segno di appartenenza altamente identitario.

Troppo spesso noi occidentali presumiamo che il nostro mondo sia apprezzato e ambito da altri mondi. E non sempre è così. Come sovente gli americani alla Rambo presumono che tutti gli altri agognino il loro stile di vita, dall’hamburger alla cocacola; alle donne seminude esibite come quarti di bue per reclamizzare prodotti.

E ancora una volta non è così. Rendersene conto è il primo passo per non commettere errori di valutazione e creare le condizioni per uno scioglimento di posizioni altamente pericolose nel loro irrigidirsi.