Non solo lo scontro tra Anpi e Pd sul referendum costituzionale. Nel Nordest l’associazione dei partigiani si ritrova di fronte a sindaci e partiti, tra volontà di “pacificazione” e tentativi di revisionismo. Al centro delle polemiche due episodi avvenuti tra il 1944 e il 1945 tra il Trentino e il Veneto, l’eccidio di Malga Zonta (vicino a Folgaria) e quello di Schio (in provincia di Vicenza). Da una parte il sindaco trentino che invita a “rileggere” la ricostruzione storica perché ci sono “ancora molte zone d’ombra”, dall’altra il collega veneto che spinge per far ritirare un’onorificenza a un partigiano, Valentino Bortoloso, nome di battaglia Teppa. Due episodi molto diversi tra loro, ma che sono diventati benzina per le varie fazioni. Ad alimentare le polemiche le parole dell’assessore all’Istruzione della Regione Veneto, Elena Donazzan, ex An ora in Forza Italia, sempre molto attiva nelle battaglie per la memoria dei “vinti”: “Credo sia tempo di cancellare l’Anpi per manifesta faziosità e falsità: si ergono a giudici della storia dando patenti di moralità e di autoassoluzione”.

Lo scontro si è consumato una volta per tutte durante la commemorazione di Ferragosto proprio a Malga Zonta: qui il sindaco di Folgaria Walter Forrer ha parlato di “uso strumentale delle cerimonie” – poi contestato da Pd e Anpi – mentre il collega di Schio Valter Orsi è stato contestato da una quindicina di rappresentanti dei centri sociali al grido di “Vattene fascista”. La miccia – nei giorni scorsi – era stato proprio il caso della revoca della medaglia della Liberazione al partigiano Teppa.

La medaglia al partigiano Teppa: conferita e ritirata dopo 2 mesi
A giugno Bortoloso, 93 anni, protagonista della Resistenza di Schio, aveva ricevuto l’onorificenza in prefettura, un riconoscimento sostenuto dall’Anpi. Ma nei giorni scorsi è arrivata la disposizione della revoca dal ministero della Difesa, arrivata dopo le proteste – tra gli altri – dei parenti delle vittime. L’eccidio del carcere di Schio, avvenuto tra il 6 e il 7 luglio 1945. La guerra era già finita: la brigata garibaldina Martiri Valleogra si presentò nel penitenziario e uccise con raffiche di mitra 54 persone, accusate di vicinanza o complicità con il fascismo. Di quella brigata faceva parte anche Teppa. L’Anpi locale aveva provato a replicare dicendo che Bortoloso era stato premiato per la sua attività partigiana e per l’eccidio “è stato condannato e ha pagato per quel che ha fatto”.

Le contestazioni al sindaco di Schio. Pd contro la medaglia
Tra coloro che avevano chiesto la revoca della medaglia anche il sindaco Valter Orsi, che aveva parlato di necessità di concordia e pacificazione. Così, mentre presenziava alla commemorazione di Malga Zonta, Orsi è stato contestato da un gruppetto di militanti dei centri sociali, mentre i partigiani hanno organizzato un volantinaggio con un testo che accusava il sindaco – eletto con una lista civica di centrodestra – di professare ideali contrari alla Resistenza.

Qualche distinguo è però emerso nei giorni scorsi all’interno della stessa Anpi, l’associazione che aveva segnalato il nome di Bortoloso al prefetto. “Giusto togliere la medaglia – ha detto Pio Serafin, responsabile cultura del Pd a Schio – I meriti e i demeriti di ‘Teppa’ devono essere valutati nella loro globalità, che è da condannare per l’enorme atrocità di un misfatto senza scusanti. Sia nella sezione cittadina che in quella provinciale dell’Anpi vedo persone che di Resistenza non si sono mai occupate. Se una persona è a posto con la giustizia, non è detto che lo sia anche dal punto di vista morale”. Replica il presidente Anpi di Vicenza, Danilo Andriollo: “Abbiamo discusso la vicenda e ribadiamo la nostra posizione. Mi sembra difficile pensare ad una morale di associazione, così come ad una morale di Stato”.

Eccidio di Malga Zonta, il sindaco di Folgaria: “Lettura ideologica”
Ma sempre nella commemorazione di Malga Zonta, a Ferragosto, un altro sindaco ha fatto parlare di sé. Per Walter Forrer – eletto con liste civiche di centro – era la prima partecipazione: durante il suo intervento ha colto l’occasione per contestare “la ricostruzione storica dei fatti” e “l’uso strumentale delle cerimonie”. Secondo il sindaco, “va riletta più attentamente da parte degli storici la dinamica dell’eccidio in cui ci sono ancora molte zone d’ombra”. Un esempio? “Nell’elenco delle vittime comparirebbero anche nomi di persone che non furono uccise a Malga Zonta”. Insomma, “questa celebrazione è diventata una passerella per politici di parte che ne fanno una lettura ideologica”.

1944: 17 trucidati dai nazisti (con l’aiuto dei fascisti)
L’eccidio di Malga Zonta avvenne il 12 agosto 1944. Morirono in 17: 14 erano partigiani, 3 erano malgari, i custodi del bestiame nei pascoli alpini. Fu l’operazione Belvedere: il rastrellamento nelle zone di Folgaria e Passo Coe condotto dall’Einsatzkommando Bürger con il sostegno del Corpo di sicurezza trentino e della Guardia nazionale dell’esercito della Repubblica di Salò. I fascisti al servizio dei nazisti, come accaduto in molte altre zone d’Italia, per esempio per la strage di Sant’Anna di Stazzema. L’obiettivo di nazisti e fascisti era quello di liberare la zona dai partigiani per agevolare le comunicazioni tra Veneto e Trentino. La storia racconta che dopo alcuni scontri a fuoco iniziati dopo l’agguato notturno delle truppe tedesche, i nazisti fucilarono 17 persone. I corpi furono gettati e sepolti in una buca provocata dall’esplosione di una bomba della prima guerra mondiale. Per ricostruire l’episodio gli storici non si sono serviti solo dei racconti dei malgari sopravvissuti, ma anche di due foto scattate da un tedesco, con le quali i familiari riconobbero le vittime.

Il museo storico del Trentino: “Il sindaco legga di più”
Così le dichiarazioni del sindaco Forrer trovano la replica della Provincia di Trento che con il vicepresidente Alessandro Olivi (Pd) chiarisce che “la verità storica è stata accertata. E Malga Zonta ci dice solo una cosa: che c’era chi stava dalla parte giusta e chi da quella sbagliata. Su questo non c’è molto da aggiungere”. Per il presidente Anpi Alto Adige, Orfeo Donatini: “Sorprende che da parte di un esponente delle istituzioni vi sia così scarsa conoscenza di fatti storici ampiamente accertati”. A Forrer risponde anche Giuseppe Ferrandi, direttore della Fondazione Museo Storico del Trentino: “La verità storica su Malga Zonta è accertata, basterebbe leggere qualche libro in più per saperlo”.