Dopo l’allarme sul referendum costituzionale d’autunno lanciato a Ferragosto dal Wall Street Journal, gli investitori pagano sempre di più per proteggersi dal “rischio Italia”. Secondo l’agenzia Bloomberg, il prezzo delle opzioni per proteggersi contro la volatilità dei prezzi nei prossimi tre mesi è salito ai massimi dal 2013 se raffrontato con le opzioni per proteggersi contro la volatilità a un mese. Tutelarsi dalle probabili turbolenze che si manifesteranno a Piazza Affari in occasione del voto previsto per novembre costa caro, insomma. Il 15 agosto il Wsj ha definito l’appuntamento “vitale, probabilmente più importante di quello sulla Brexit“, perché la vittoria del no travolgerebbe Renzi e “il reale prezzo per l’Italia potrebbe essere il fatto che l’economia resti, probabilmente, ferma su un binario di bassa crescita“.

Bloomberg sottolinea che mentre gli altri listini europei si sono ripresi dallo choc della decisione del Regno Unito di uscire dalla Ue, a Piazza Affari resta ancora molta strada da fare. Il listino milanese ha perso il 22,7% da inizio anno, più del doppio di Madrid (-10,5%), la seconda peggior Borsa in Europa, appesantito dal crollo dei titoli bancari alle prese con lo smaltimento di 360 miliardi di euro di crediti deteriorati. Il tutto in uno scenario che “offre poche consolazioni”, visto che “la crescita italiana a sorpresa si è fermata nel secondo trimestre, nonostante fosse prevista un’espansione dello 0,2%”.

L’agenzia statunitense non manca di ricordare il report di Citigroup in cui il referendum costituzionale viene definito il principale rischio per la politica europea al di fuori della Gran Bretagna e cita un gestore di Old Mutual Global Investors, Kevin Lilley, che ha ridotto la sua esposizione al mercato azionario italiano a causa del rischio legato all’esito della consultazione. “L’Italia è stata colpita da vendite eccessive nell’ultimo anno a causa dell’incertezza politica”, ha spiegato Lilley. Se vincessero i sì “sarebbe una cosa molto buona” perché “si semplifica il processo decisionale”, ma “sfortunatamente il presidente del Consiglio ha legato il suo futuro al risultato e sullo sfondo restano i problemi delle banche”.