“È arrivato un plico per lei”, mi ha avvisata ieri mattina Mario, il portiere del mio palazzo. Dalla cassetta della posta ho estratto la busta proveniente da Verbania. Esattamente un mese prima sull’indirizzo di posta aziendale avevo ricevuto questa mail: “Mi farebbe piacere farle avere una copia del libro: ‘Gilberto Oneto – L’avventura di un uomo libero’ che la neo costituita Associazione Gilberto Oneto ha promosso assieme alla casa editrice Il Cerchio. Con i più cordiali saluti. Daniela Piolini Oneto”.

Ho ricevuto il libro di un uomo che non ho mai incontrato, ma che è stato molte volte il mio compagno di viaggio in territori non sempre perfettamente conosciuti. Quante volte da quel 23 settembre 2009 – la notte dell’uscita del primo numero del Fatto Quotidiano – avevo chiacchierato con lo storico, docente universitario, architetto per formazione, ma profondo esperto e conoscitore del rigoglioso “revisionismo” storico risorgimentale. L’ultima volta era stato in occasione dell’anniversario del Grande Conflitto; per un’intervista pubblicata sul sito del Fatto Quotidiano dove si era peraltro beccato anche i soliti inevitabili insulti che non mancano a ogni testo per qualsiasi argomento si scelga di scrivere.

unnamedNegli anni precedenti spesso il direttore Padellaro voleva che sentissi quel tipo, così originale che riuscivi a recuperare solo al telefono di casa. “Non ho il telefonino. In casa abbiamo solo quello di mia moglie di cui non ricordo il numero”, mi ripeteva. Negli ultimi tempi aveva trovato un compromesso con il dogma della libertà dal cellulare e forse ceduto un po’ alla paura, tanto che nell’ultima telefonata mi aveva confidato: “Temo di non farcela”. Un giorno verrò a Belgirate (provincia del Verbano-Cusio-Ossola) e ci conosceremo di persona, promettevo peggio di un marinaio. La mail della signora Daniela mi ha fatto sentire tutto il peso di non aver saputo mantenere fede al mio impegno.

Gilberto Oneto non era un amico tanto meno un conoscente, ma una fonte: quella figura che per ogni giornalista è oro colato. Nessuna “penna” sarebbe tale senza buone fonti che possono essere autorevoli, vere ancore di salvataggio quando vuoi davvero capire come vanno le cose da dentro come osservatore da fuori. Da non confondere con le farlocche, quelle che lo fanno per affossare un nemico, per aiutare un amico o per avere il proprio quarto d’ora di celebrità.

Con Gilberto Oneto si cominciava parlando di Lega, di cultura padana, poi di storia e si finiva all’attualità magari anche parlando di boschi, di pianificazione paesaggistica  e di quella architettura dei muri di cui ha scritto nel libro Valerio Cozzi. Ma è nel capitolo ‘Biografia ragionata di Gilberto Oneto’ che c’è l’essenza del “gran curioso” come lo tratteggia Antonio de Felip: Oneto il disegnatore, ironico e autoironico lui che con l’ideologo leghista Gianfranco Miglio ha “sempre mantenuto un intenso e profondo rapporto intellettuale arricchito da reciproca stima” scrive Alessandro Vitale nel primo paragrafo del testo che raccoglie quattordici distinte voci di persone ognuna di loro racconta un diverso aspetto di studio e approfondimento di Gilberto Oneto che come editorialista (Libero, Il Giornale) aveva “giudicato i primi passi della leadership salviniana, segnalando con una certa preoccupazione l’annacquamento – spiega Matteo Pandini nel capito – dei temi indipendentisti”.
Era un uomo libero nel pensiero, nell’agire e dunque anche nello scrivere Oneto, a scapito di quella diplomazia che permette di galleggiare. Ma lui amava più la montagna del mare, le rocce dure più dei sabbiosi fondali.