Si riaccende la tensione tra l’Ucraina e la Russia e leggendo le notizie si ha l’impressione di vivere un déjà vu della guerra fredda, quando MoscaWashington fabbricavano notizie per giustificare i loro screzi militari che si svolgevano lungo il confine della loro sfera d’influenza. Oggi, la frontiera tra l’Ucraina e la Crimea, rappresenta una delle linee di demarcazione della nuova guerra fredda.

Come durante quella che tutti conosciamo, la tensione si riaccende sulla scia di un casus belli: la morte di un soldato russo durante uno scontro a fuoco lungo il confine tra la Crimea e l’Ucraina. “Vorremmo mettere in guardia sia Kiev che i suoi sostenitori internazionali che il danno subito dalla parte russa, la morte di un militare russo, non resterà senza conseguenze” ha subito messo in guardia il ministero degli Esteri russo descrivendo l’incidente come un’azione di sabotaggio. A sostegno di questa tesi la tv di Stato russa ha trasmesso la confessione di un uomo, Yevhen Panov, che faceva parte di un gruppo di sabotatori, al soldo del ministero della difesa ucraino, inviato in Crimea per compiere atti di sabotaggio.

L’uomo ha aggiunto che nel suo gruppo c’erano anche ufficiali dei servizi segreti militari dell’Ucraina. Il governo di Kiev ha risposto per le rime, negando qualsiasi responsabilità, accusando Mosca di mentire e di essere pronta a invadere l’Ucraina. L’inviato dell’Ucraina alle Nazioni Unite, infatti, ha dichiarato che circa 40.000 soldati russi sono stati ammassati lungo il confine tra la Crimea e l’Ucraina. Difficile stabilire cosa succede in queste zone, ma una cosa e’ certa, tutte le parti coinvolte mentono, come mentivano i loro “antenati della guerra fredda”.

Il battibecco ha comunque intensificato ulteriormente i timori che un nuovo capitolo stia per aprirsi nel conflitto a fuoco tra i due paesi. Per chi non lo ricorda questo iniziò con l’annessione russa della Crimea nel marzo 2014. Da allora, Francia e Germania hanno cercato di mediare tra le parti, ma i risultati sono stati più che deludenti. Gli analisti concordano che i russi hanno perso qualsiasi speranza, se mai ne hanno avuta qualcuna, che i rapporti con l’Ucraina si possano stabilizzare lungo le linee dell’accordo Minsk II.

Nel 2015, Minsk II – opera della diplomazia franco-tedesca – ottenne il cessate il fuoco con la condizione di trovare una soluzione politica, soluzione che non venne mai raggiunta. L’ambasciatore dell’Ucraina ha detto la verità quando ha parlato di una mobilitazione di truppe in Ucraina. In risposta all’uccisione del soldato russo, Mosca ha infatti annunciato una serie di esercitazioni in Crimea per la prossima settimana il cui scopo è simulare la risposta a un attacco con armi di distruzione di massa.

Truppe di difesa addestrate per attacchi radioattivi, biologici o chimici saranno impiegate nelle manovre, che coinvolgeranno l’utilizzo di sistemi a razzo Solntsepyok a Volgograd, così come una cortina di fumo artificiale per bloccare qualsiasi tipo di sorveglianza. Insomma si tratta di esercitazioni serie. Ma sbagliano coloro che credono che Mosca non aveva un piano ben preciso prima dell’incidente di Agosto. Già un mese fa, era stata annunciata la consegna di nuovi missili di difesa aerea alle forze di stanza in Crimea. Si tratta degli S-400 Triumph.

Secondo l’agenzia di stampa russa Interfax i missili sono stati progettati per colpire bersagli aerei a una distanza massima di 400 km (249 miglia) e missili balistici a una distanza di fino a 60 km, volando a una velocità fino a 4,8 chilometri al secondo. Ufficialmente, i missili sono state installati in Crimea per proteggere la base aerea russa ad Hmeimim in Siria dopo che lo scorso novembre la Turchia aveva abbattuto un bombardiere russo. Ma de facto servono a mettere sotto scacco l’Ucraina.

La domanda da porsi a questo punto è quella tipica degli anni della guerra fredda: qual è lo scopo vero di tutto ciò? L’Ucraina, lo sappiamo bene, vuole il coinvolgimento europeo per far fronte alle minacce russe. Ma Mosca, cosa ha in mente? Un possibile obiettivo potrebbe essere l’attacco alla città portuale di Mariupol. Kerch è separata dalla terraferma russa da un uno stretto che collega il Mar di Asov con il Mar Nero. Nel 2014, la Russia aveva annunciato l’intenzione di costruire un ponte di terra che collegasse Kerch alla terraferma, ma ciò non è mai accaduto, e così tutti i collegamenti, inclusa la spedizione di forniture, attrezzature militari, dipende dai traghetti che fanno la spola tra la Crimea e la Russia.

Un attacco a Mariupol per poi prendere il controllo di tutta la frontiera terrestre con il mare di Asov consentirebbe alla Russia di evitare i traghettamenti. In più da questa postazione le forze russe potrebbero continuare verso ovest a Odessa e poi in Transinistra, un’enclave nella Moldavia orientale, con una forte popolazione russa. Un piano strategico che coronerebbe Putin agli occhi della popolazione russa come il nuovo paladino del loro nazionalismo un anno e mezzo prima delle elezioni. E questo diventerebbe un nuovo tassello nel mosaico del culto della personalità del leader russo, un’immagine identica, secondo molti analisti, a quelle dei condottieri politici della superpotenza sovietica durante gli anni della guerra fredda.