Dai blitz nelle case-vacanza sovraffollate, alle truffe online con viaggi rovinati, fino all’estate cafona con tanto di sesso sulla spiaggia. Durante l’ultima operazione, a Gallipoli (Lecce) sono arrivati persino i cani antidroga: su 28 appartamenti ispezionati, 18 erano sovraffollati di vacanzieri. Nonostante un’ordinanza sindacale. Un problema che si ripropone da tempo. Basti pensare che già l’anno scorso il Comune ha ordinato blitz e sgomberi nelle case sovraffollate di turisti, dopo che nel 2014 i controlli portarono alla luce abitazioni ricavate da soffitte, garage e cantine. E la chiamano estate: con i vacanzieri ammassati nelle case a dividersi affitti alle stelle e le proteste, da Nord a Sud, per episodi di degrado sulle spiagge. Per non parlare delle coppie sorprese a fare sesso sull’arenile. I casi più eclatanti del 2016 sono accaduti a Civitanova, nelle Marche, in una spiaggia vicino Venezia e a Porto Potenza, a due passi da Porto Recanati. E poi c’è chi alla vacanza non ci arriva neanche. Ha coinvolto sì Gallipoli, ma anche Rimini, Riccione e note località sciistiche come Courmayeur, Livigno e Bormio l’inchiesta su 600 raggiri che a fine luglio ha portato alla denuncia di 22 persone che affittavano case-vacanze inesistenti.

DIECI TURISTI IN 50 METTRI QUADRATI: IL CASO GALLIPOLI
Il blitz con i cani antidroga a Gallipoli è stato l’ultimo atto di un problema irrisolto, nonostante un’ordinanza sindacale contro il sovraffollamento. Agli inizi di agosto c’erano stati altri blitz su tutto il litorale della provincia: su 48 appartamenti, 20 erano fuori legge. Nelle case ispezionate sono stati trovati 227 turisti e, in alcuni casi, appartamenti di 50 metri quadrati ospitavano anche dieci persone. Un problema che non nasce certo oggi. Nel 2014 i controlli delle forze dell’ordine fecero emergere un vero e proprio mercato nero con appartamenti ricavati  persino da garage e posti letto pagati fino a 300 euro a settimana. Ovviamente in nero. L’anno scorso, invece, un’altra ispezione record: su 60 appartamenti, 27 non erano in regola. Ecco perché l’amministrazione si è vista costretta a utilizzare il pugno di ferro. L’ordinanza comunale prevede, in caso di superamento dei parametri di densità abitativa indicati dalla normativa di settore, una sanzione da 25 a 500 euro per ogni persona in eccedenza. Eppure, dando uno sguardo alle più recenti operazioni e agli annunci di affitti online, si intuisce che il problema è lontano da una soluzione.

L’ESTATE CAFONA: PROTESTE DA NORD A SUD
Ma non c’è solo  la questione dell’affollamento delle case-vacanza. Se a Gallipoli nel 2014 la rabbia dei residenti scoppiò dopo il caso di una coppia sorpresa a fare sesso sulla spiaggia e, nello stesso anno, a Riccione gli albergatori lanciarono l’allarme prostituzione chiedendo un intervento del prefetto contro i rapporti consumati in spiaggia, anche quest’anno ci sono stati diversi casi. Nella località pugliese un’altra coppia si è lasciata andare nelle acque di fronte allo stadio comunale. Episodi simili sono avvenuti a Civitanova e vicino Venezia, dove a fare sesso sulla spiaggia sono stati due turisti tedeschi, cacciati dal camping. L’ultimo caso tra Porto Potenza e Porto Recanati. Ma le proteste del 2016 hanno riguardato anche il degrado e l’abbandono in cui versano decine e decine di spiagge, sommerse dai rifiuti e senza servizi adeguati. Primo fra tutti la vicinanza a toilette degne di questo nome.

LE TRUFFE
E c’è anche chi in vacanza non ci arriva neanche. Oppure ci arriva pure, ma non trova nulla. È accaduto di recente a un gruppo di famiglie che aveva prenotato su un sito di annunci gratuiti la casa delle vacanze, nel centro storico di Santa Teresa, una località balneare del nord Sardegna. La truffa dell’estate, però, è quella che ha portato alla denuncia di 22 persone a luglio. Rimini, Riccione, Alassio e Gallipoli, ma anche località sciistiche come Courmayeur, Livigno e Bormio erano le mete scelte dai turisti che sono finiti nella rete di una banda specializzata in raggiri online. Seicento quelli scoperti dalla Polizia di Stato: gli indagati affittavano anche a più famiglie contemporaneamente appartamenti inesistenti o di cui non avevano la disponibilità. Più fuori legge di così.