Non siamo lavoratori subordinati dell’ultima categoria dei metalmeccanici! Da uno a dieci noi chi siamo?”. A chiederselo, nell’Aula della Camera durante la discussione sul taglio degli stipendi agli onorevoli a 5mila euro lordi, poi bocciato, è stato Arcangelo Sannicandro. Deputato di Sinistra Ecologia e Libertà, ma una vita nel fu Pci e poi in Rifondazione comunista, l‘avvocato pugliese è finito così al centro delle polemiche. Sannicandro ha, quindi, cercato di dare ulteriori spiegazioni su Facebook per placare gli animi dentro al suo partito. “Tentavo di stabilire alcuni dati essenziali per affrontare il problema dell’indennità di carica dei deputati in modo oggettivo e non demagogico”, scrive il parlamentare che aggiunge: “Così come dice la Costituzione siamo rappresentanti attraverso cui il popolo esercita la sua sovranità. Se ciò non fosse sufficientemente chiaro, aggiungo che i deputati non sono assicurati né all’Inps e né all’Inail e né ricevono le prestazioni da questi all’occorrenza erogate, né sono inquadrati in un contratto collettivo nazionale”. L’avvocato pugliese, che nel 2014 ha dichiarato un reddito di oltre 400mila euro, prosegue: “Della mia professione voglio solo ricordare che è stata esercitata solo e sempre dalla parte dei lavoratori, anche metalmeccanici, insensibile alle lusinghe e non intimidito da pesanti minacce. Comprendo la malafede e la disonestà intellettuale degli avversari politici, ma mi sorprende la superficialità con cui vengono recepite le strumentalizzazioni da parte di coloro che dovrebbero essere adusi ad avvertirle immediatamente”