Mare cristallino, acque verde smeraldo, ma anche arenili con livelli di contaminazione fuori controllo. Lungo le coste italiane, c’è un punto inquinato ogni 54 chilometri. Praticamente, sui 265 controlli effettuati quest’estate da Goletta Verde, la campagna di Legambiente per mari e laghi puliti, il 52% ha riportato risultati da allarme rosso. Senza contare che nelle acque in cui i tecnici hanno scoperto tassi notevoli di sporcizia, le persone vanno spesso a fare il bagno: perché anche se c’è formalmente divieto di balneazione, nel 74% dei casi i sindaci hanno “dimenticato” di mettere un cartello per avvisare i cittadini.

Deficit di depurazione – Legambiente lo denuncia da tempo: “Circa il 25% della popolazione non è coperta da un adeguato servizio di depurazione”. Impianti inadeguati, vecchi, sottodimensionati o addirittura assenti. E i dati sui campioni prelevati da Goletta Verde, spesso alla foce di fiumi, fossi, canali e scarichi, lo dimostrano. Sulle 15 regioni costiere italiane, infatti, in ben otto almeno il 65% dei punti controllati ha livelli di batteri fecali (escherichia coli ed enterococchi intestinali, quelli cioè che dovrebbero essere abbattuti dalla depurazione) oltre le soglie di legge. Tra le situazioni peggiori ci sono la Calabria, l’Abruzzo e le Marche, ma le cose non vanno molto meglio in Molise, Liguria, Campania e Sicilia. Tutte le regioni costiere hanno almeno un punto “inquinato cronico”, con livelli risultati fuori controllo almeno cinque volte tra il 2010 e il 2016, ma in alcuni casi la situazione è più preoccupante, “con almeno 5 punti campionati che risultano inquinati ormai da anni (Marche, Liguria, Lazio, Campania e Calabria)”.

Sotto la lente di Bruxelles – E non è un caso che in diverse di queste regioni la maggior parte degli agglomerati urbani sia oggi colpito dai provvedimenti della Commissione europea, che negli ultimi anni ha avviato tre procedure di infrazione contro l’Italia, tutte per lo scarico in mare di acque non adeguatamente depurate. Un terzo degli agglomerati urbani a livello nazionale è coinvolto da provvedimenti della Commissione europea. In Campania l’81% degli insediamenti è sotto l’attenzione di Bruxelles o già condannato per la violazione delle regole comunitarie. In Sicilia il dato è pari al 73%, in Calabria al 62, nelle Marche al 52. E tra le conseguenze non ci sono solo i danni all’ambiente e al turismo con annessa figuraccia internazionale: “Oltre i costi ambientali, ci sono inoltre quelli economici a carico della collettività: a partire dal 2016, il nostro Paese dovrà pagare 480 milioni di euro all’anno, fino al completamento degli interventi di adeguamento”, spiega da Legambiente Giorgio Zampetti.

Cittadini tenuti all’oscuro – L’88% degli sforamenti individuati da Legambiente è in corrispondenza di foci di fiumi, fossi, canali o scarichi presenti lungo la costa e più della metà riguarda zone vicine a spiagge e stabilimenti balneari. I cui clienti non sempre sono al corrente della qualità dell’acqua dove cercano un po’ di refrigerio o fanno giocare i figli. “Tra le foci di fiumi, i fossi e i canali monitorati da Legambiente quest’estate, 1 su 3 non viene campionato dalle autorità competenti perché si tratta di luoghi non adibiti alla balneazione stando ai profili di costa redatti a inizio stagione da Regioni e Comuni. Spesso, però, sono frequentati dai bagnanti perché mancano i cartelli di divieto di balneazione, a cui dovrebbero provvedere i Comuni: assenti nel 7% dei punti visitati dai tecnici di Goletta Verde”, denunciano dall’associazione del cigno.

Per non parlare dei cartelli informativi che dovrebbero comunicare ai cittadini i dati delle ultime analisi effettuate dalle Arpa, la classe di qualità del mare e le eventuali criticità della spiaggia: “Secondo la normativa, i Comuni costieri sono obbligati ad apporli ormai da due anni ma i tecnici di Goletta Verde li hanno avvistati solo nel 5% dei casi”. Che fare? L’associazione si appella alla legge sugli ecoreati: “Prevede anche il reato di inquinamento ambientale, valido strumento contro chi continua a scaricare illegalmente nei fiumi e nel mare”.