Un altro bronzo nel canottaggio, stavolta dal 4 senza campione del mondo in carica che si conferma anche all’appuntamento più importante, quello olimpico. Giuseppe Vicino, Matteo Castaldo, Matteo Lodo e Domenico Montrone riportano l’Italia sul podio ai Giochi in una gara dove mancavamo dai tempi di Atene 2004: ottimi terzi, alle spalle dell’irraggiungibile Gran Bretagna, e dell’Australia che ha fatto a lungo regata alla pari con i britannici, prima di crollare nel finale e venire quasi raggiunti dagli azzurri. Alla vigilia dei Giochi questa imbarcazione era la carta da medaglia migliore per la Federazione, che non vive uno dei suoi momenti più felici. Il 4 senza seniores era stato oro ai Campionati del Mondo 2015 di Aiguebelette-le-Lac in Francia, dove aveva battuto l’Australia e la Gran Bretagna (allora schierata però con la formazione “di riserva”). In Brasile il podio è stato lo stesso, solo con ordine inverso. I britannici si sono presentati al meglio e non hanno avuto rivali, chiudendo in 5’58’’61. Secondi gli australiani, col tempo di 6’00’’44. E terzi gli azzurri (6’03’’85), bravissimi a spuntarla negli ultimi 500 metri sul Sudafrica.

Il bronzo, metallo meno preziosi di altre, vale tanto proprio perché arrivato in rimonta, quando forse più nessuno ci sperava: nonostante il pronostico favorevole, la barca italiana aveva disputato una semifinale sottotono (terzi nella propria batteria) ed era partita male anche nell’atto conclusivo. Per tre quarti di gara è stata dietro ai sudafricani, poi si è andata a prendere il podio con una grande rimonta finale. Soprattutto, è una medaglia che vale tanto per tutto il movimento, anche perché arriva da una formazione giovane (Lodo è addirittura un classe ’94, Vicino è del ’93; più esperti Montrone e Castaldo), che ha un futuro davanti. È pure una vittoria per i tecnici della nazionale, che avevano rischiato andando a cambiare la formazione della barca a un mese dei giochi: dopo la squalifica di Niccolò Mornati per doping, il dt Giuseppe La Mura aveva deciso di spostare Marco Di Costanzo, membro della barca campione del mondo in Francia, nel due senza, e inserire il pugliese all’esordio olimpico nel quartetto. Un azzardo per provare ad avere due imbarcazioni competitive invece che una sola, che però avrebbe potuto minare l’equilibrio di quella più forte.

La scommessa è stata vinta, e l’Italia del canottaggio torna dai Giochi di Rio de Janeiro 2016 con due bronzi. Nelle ultime due edizioni avevamo conquistato soltanto una medaglia a testa (il secondo posto del quattro di coppia a Pechino 2008 e quello del due di coppia a Londra 2012). Fare un bilancio non è semplice: valgono di più due bronzi o un argento? Secondo il medagliere, che premia sempre il metallo più prezioso, abbiamo fatto solo un passo indietro. Ma probabilmente avere due barche (e per giunta giovani) invece che una sul podio olimpico è una buona notizia per tutto il movimento, che mostra segnali di ripresa.

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