“L’importante non è vincere, ma partecipare” il motto del barone Pierre De Coubertin, è presente ancora oggi nel Giuramento Olimpico sebbene fu pronunciato per la prima volta alle Olimpiadi di Anversa nel 1920 dall’atleta belga Victor Boin. A distanza di quasi 100 anni potrà sembrare desueto, e comunque è da interpretare come un modello, soprattutto se hai il privilegio di prendere parte alle Olimpiadi come atleta.

In questi ultimi giorni di gara credo che lo spirito olimpico sia stato dimenticato a più riprese. Ho voluto fare una veloce ricerca su internet per leggere una descrizione di questi principi. Tra le più semplici ho trovato quella contenuta in una tesina riportata su un noto sito di studenti. Il voto che ha preso è stato un 6, la sufficienza appena che ci permetterà di capire quanto sarebbe semplice seguire “lo spirito olimpico”. “Una delle regole di vita è che c’è chi è “più bravo” e c’è il campione. Quando De Coubertin affermò che “l’importante è partecipare” voleva spiegare che – non importa che qualcuno sia più “bravo” di me, l’importante è che io mi comporti come meglio posso, in base a come sono e faccia di tutto per presentarmi al successivo appuntamento con maggiori abilità e possibilità di riuscita; magari imparando ciò che fanno quelli più bravi”. Elementare, forse da sufficienza stiracchiata ma ho scelto di affidarmi alla “saggezza” di uno studente medio italiano per far risaltare ancor più il contrasto con gli atleti medi (in realtà campioni) che questi principi li hanno buttati in vasca, presi a pugni o infilzati con la sciabola.

Parliamo solo degli atleti azzurri: Federica Pellegrini ha reagito male a una delusione, il quarto posto nei 200 sl. La rabbia, agonistica ci sta tutta, il disfattismo sul prosieguo della carriera anche, sarà lei a programmare il finale di una carriera luminosa, ma l’attacco alla stampa e quello molto offensivo a un tifoso, no! Sui social fioccano spesso insulti e cadute di stile ma da una campionessa ci si aspettava maggiore aplomb.

Lo scaricabarile è il cliché di chi non ha scusanti, quanto di peggio si possa mettere in atto ed è ciò che Arianna Errigo ha pensato di esternare dopo il flop nella sua disciplina, il fioretto, che la vedeva partire da numero 1 e favorita per l’oro. “È da gennaio che mi alleno da sola facendomi aiutare da chi aveva intorno – dice la Errigo riferendosi al maestro Tomassini e continua – il rapporto con un maestro deve andare al di là dell’aspetto tecnico. Deve esserci un legame che va al di là di ogni cosa. Devi avere prima di tutto fiducia nella persona e poi in quello che ti può trasmettere. Per me deve esserci il rispetto reciproco. Se quello viene a mancare, puoi essere il maestro più bravo del mondo, ma io preferisco perdere una medaglia d’oro”. La replica del tecnico: “È lei a non rispettarmi, il mio mestiere è insegnare scherma a chiunque me lo chieda. Credo stia cercando solo una scusa per giustificare la sconfitta”. Il consiglio che mi viene spontaneo dare è che i panni sporchi si lavano in casa.

“E’ una vittoria della politica e non dello sport”. Sotto questa accusa potremmo riunire altri due campioni che, sconfitti, hanno inveito contro il peso politico delle federazioni, i sospetti, e pure il doping. Clemente Russo e Aldo Montano eliminati da due russi hanno tirato in ballo tutti questi fattori senza nessun mea culpa evidente. Alla sconfitta ci aggiungiamo anche un’accusa diretta all’ex pugile in cabina di commento (Patrizio Oliva): “Ora mi inc… con stupidi ex pugili che fanno i commentatori“.

C’è un altro motto olimpico, quello ufficiale in latino: “Citius! Altius! Fortius!”. Significa “Più veloce! più in alto! più forte!” ma forse sarà il caso di chiarire che si riferisce ai limiti personali, a quelli agonistici e non a quelli del rispetto reciproco e della sportività in senso assoluto.