Di Francesco Saverio Balducci per Crampi Sportivi

L’acqua della piscina non ha un buon odore. Si attacca a ogni attacco, bracciata su bracciata. Ti filtra nell’epidermide e diventa difficile da localizzare. Come fosse una specie di tatuaggio, ma più doloroso. Federica Pellegrini questo ormai lo sa bene. L’esalazione del cloro è lì, a ricordartelo sempre. Disinfetta la vasca, non le ferite.

Perdere il podio olimpico per 26 centesimi, in una delle finali 200 stile libero più veloci della storia, è un risultato davvero difficile da analizzare. Servirebbe un’ispezione microscopica per capire come colmare un gap così infinitesimale. La Pellegrini poteva iniziare la sua rimonta 10-15 metri prima, quello che ormai è diventato il suo vero marchio di fabbrica. Quelle bracciate cattive, quel cambio di passo made in Spinea non è arrivato. Le disamine, in questo caso, si perdono in un contorto labirinto di periodi ipotetici. Ma sappiamo almeno quanti sono 26 centesimi di secondo?

Un quarto posto, quindi. Nella sua quarta (su quattro) finale a cinque cerchi. Davanti a lei, in ordine crescente di piazzamento, l’australiana Emma McKeon, la svedese Sarah Sjöström e l’americana Katie Ledecky. Rispettivamente 22, 23 e 19 anni. Tutte quante, quindi, tra i banchi delle elementari mentre la Pellegrini saliva sul secondo gradino del podio a sedici anni, nelle Olimpiadi di Atene 2004.

Dispiace anche un po’ per questo. Non dimentichiamo, infatti, che la nuotatrice veneta oltre a essere stata la portabandiera della nostra spedizione ai Giochi brasiliani, lo è stata per un’intera generazione di giovani, ragazze soprattutto, cresciute con le immagini dei due podi dell’atleta azzurra. Tra queste anche la seconda classificata, Sarah Sjöström, che dopo la gara ha dichiarato che la Pellegrini resta la regina incontrastata dei 200 stile.

Poche virgole, molti punti di sospensione. In perfetto stile social i segni d’interpunzione diventano un optional. Lo sfogo è affidato a Instagram e poi linkato su Twitter, tutto il resto diventa un optional. “È tempo di cambiare vita…o forse no…certo che un male così forte poche volte l’ho sentito”.  L’unica cosa a restare sospeso diventa il fiato degli italiani.

Arrendersi per la delusione di non aver vinto è la sconfitta più bruciante di tutte.

 Poi lo sfogo. La Pellegrini decide di disertare la gara dei 100 stile libero per racimolare le forze in vista della staffetta 4×200, da disputare pochi minuti dopo. Dalla pedana a Twitter, con risposte in punta di fioretto l’atleta azzurra apostrofa come “coglione” chi non comprende la sua decisione.

La notte, però, ha portato consiglio. Federica si presenta in zona mista, dopo l’eliminazione nella 4×200, ancora bagnata, con alcune gocce d’acqua che le puntellano il volto. “Non posso pensare di aver smesso di nuotare piangendo – confessa ai microfoni. Il dietrofront è quasi servito. Le lacrime ormai le ho finte tutte, non piango più“, afferma proprio quando sembra che la delusione stia per riaffiorare dai suoi occhi. I nervi sono più saldi. Prima o poi tutto tornerà al suo posto.

L’acqua della piscina è dolce e calma. Se sai come solcarla ti è amica. Si adatta ai tuoi movimenti. La Pellegrini sa di non poter ringiovanire come Benjamin Button, ma sa anche di non poter fare a meno di inalare a pieni polmoni quell’atmosfera.  Ora la scelta sta a lei.

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