Renzi ha appena ammesso l’errore di avere personalizzato l’esito del referendum costituzionale. Ma ormai fra il per tenerlo e il No per cacciarlo sarà faticoso recuperare il nocciolo della questione, che riguarda la sostanza dei cambiamenti su cui decidere. I media, poi, faranno ancora più fatica degli elettori ad acchiappare il merito del confronto perché la loro natura li spinge ai siparietti delle assertività incomunicanti.

Prendiamo ad esempio la questione del nuovo Senato. Sappiamo che, se passa il Sì, sarà il “Senato delle Regioni”, abitato da cento signori che staranno lì per rappresentare gli equilibri politici locali che si fanno e si disfano con l’avvicendarsi delle elezioni regionali (e per questo è ovvio che siano designati dalle assemblee regionali medesime, delle quali devono riportare gli equilibri).
Di cosa si occuperebbe questo Nuovo Senato? Non di dare la fiducia al governo, perché a questo penserebbe, finalmente sola, la Camera dei deputati (qui sta la fine del bicameralismo perfetto). Certamente si occuperebbe dei rapporti fra governo e Regioni. Ma anche, aggiungendosi per l’occasione alla Camera, di un terzetto di strategiche competenze: nomina del Presidente della Repubblica, riforme della Costituzione, leggi elettorali. Occasioni politicamente assai “pesanti” perché i senatori del momento (in quanto frutto di elezioni regionali) potrebbero non rispecchiare affatto la maggioranza che alla Camera dei Deputati sostiene il governo.

Ed è qui, a noi pare del tutto ovvio, che si pone la questione della “immunità”, ovvero del concedere l’arresto di un parlamentare solo se autorizzato dall’assemblea di cui è membro. Il punto è che se il nuovo Senato deve essere anche una garanzia di consensi obbligatoriamente allargati attorno a questioni strategiche contro il pericolo che la maggioranza di governo combini “cose turche”, allora è chiaro che l’immunità è indispensabile per proteggere i senatori, specie quelli più ostili ai disegni del governo. Esattamente come alla Camera dei Deputati la medesima immunità serve innanzitutto a proteggere i membri dell’opposizione.

La questione dunque riguarda le garanzie democratiche e non la polemica anti casta. Ma finora tv o giornali lasciano correre e così incredibilmente la fa franca chi sostiene contemporaneamente che: A) il difetto del nuovo Senato sta nell’assicurare ai 100 senatori la stessa immunità dei 630 deputati; B) che la riforma Boschi crea il rischio di un governo tirannico. Mentre, a pensarci su, l’immunità dei senatori sarebbe, semmai, il temperamento del rischio di un governo troppo forte.

Ma se si possono dire cose contraddittorie senza che nessuno lo rilevi, allora vuol dire che: 1) il dibattito è solo apparente; 2) i media sono semplici altoparlanti; 3) proprio sulla qualità dei media è aperta una questione rilevante per il senso stesso della democrazia. E scusate se è poco.