di Sabrina Scampini

C’è qualcosa che non mi torna nelle dichiarazioni di Hamza Piccardo, che si è tolto un grande sasso dalla scarpa e lo ha gettato sulla sua pagina Facebook. A chi gli suggeriva di abbassare i toni ha risposto deciso: “Mi consigli il politically correct? Lo sono stato per 25 anni per rispetto di un ruolo, spesso con disagio e fatica. Ora cerco di essere islamically correct”. Ma come, 25 anni a mordersi la lingua, a sopportare soprusi e angherie e ora esplode così tutto d’un botto? A far scoppiare il fondatore dell’Ucoii, l’Unione delle Comunità islamiche, personalità autorevole nell’Islam italiano, è stata la foto che ritrae il sindaco Beppe Sala con una delle coppie unite da lui civilmente venerdì scorso, che ha postato su Facebook con il commento: “Se è solo una questione di diritti civili, ebbene la poligamia è un diritto civile”. I tre uomini sorridenti a Palazzo Reale hanno aperto un vaso di Pandora che stagnava da un quarto di secolo. Due uomini si possono sposare e un uomo e quattro donne no?

All’inno “più matrimoni non per tutti, ma solo per qualcuno”, Piccardo ha risposto precisando che l’argomento riguarda unicamente gli uomini, non si tratterebbe quindi di un diritto che spetta anche alle donne perché “non è un problema nostro, nel senso che noi chiediamo la poligamia secondo la Rivelazione e tradizione. Le forme diverse non ci riguardano”. Perché lui parla di poligamia e non di poliamore, siamo ad Imperia mica a Woodstock. Dei diritti delle donne ad avere più mariti (Dio ce ne scampi) se ne occupi qualcuno interessato all’argomento, l’Unione italiana casalinghe magari.

Hamza non capisce perché “una relazione tra adulti edotti e consenzienti possa essere vietata, di più, stigmatizzata, di più, aborrita”. Ecco, prima di tutto devo capire io come possa una donna accettare di spartire il marito con altre donne se non per una questione economica, nel caso in cui dovesse essere in una situazione disperata. Una donna autonoma, libera, che può scegliere cosa fare della propria vita decide di sposare un uomo che passerà con lei solo il tempo che gli rimane quando non sta con la seconda, la terza o la quarta moglie? Non siamo tutti uguali, ognuno ha i suoi gusti e non importa che io lo capisca o meno, ma perché quella stessa donna non rivendica il diritto civile di avere 4 mariti? Nel caso sarebbe tutto un altro discorso e avrebbe a che fare con la morale, la cultura, il diritto e la civiltà ma non con l’uguaglianza. Alle donne sono serviti secoli di battaglie per ottenere il diritto di studiare, di lavorare, di vivere seguendo le proprie inclinazioni e ancora ci manca tanto da conquistare – nelle classifiche mondiali continuiamo a essere agli ultimi posti per quanto riguarda la parità – il solo pensiero di una poliginia è aberrante.

Quello che le dichiarazioni di Piccardo non considerano è che per vivere in Italia è necessario non solo conoscere ma anche capire e accettare la Costituzione che nei suoi principi fondamentali e inalienabili dichiara come gli ricorda un utente su Facebook che “le unioni civili sono state una battaglia di uguaglianza e di reale applicazione della Costituzione che dice che tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge. La poligamia va nel senso opposto. Dà agli uomini diritti che le donne non hanno”. Lo stesso vale per esempio con la libertà: non potrà mai essere introdotta la schiavitù e anche se esiste di fatto sotto varie forme, deve essere in ogni modo combattuta.

Piccardo dice di non farne un discorso personale perché a lui interessa come principio, non come pratica personale: “Io che non lo sono lo rivendico, affinché lo possano fare gli altri e le altre e avere diritti garantiti dallo Stato contro l’ingiustizia”. Con il caldo probabilmente la memoria vacilla, dal momento che nel 2007 scoppiò uno scandalo sulle pagine del Corriere quando Magdi Allam lo accusò (tra le altre cose) di poligamia, portando a prova le email di una sua moglie piuttosto contrariata per la fine del loro rapporto (sposata solo con rito islamico, dal momento che sarebbe stato sposato con una donna marocchina dopo aver divorziato da una donna italiana cattolico buddista che non aveva saputo accettare a quanto pare la sua conversione all’islam). Acqua passata. Sarà stata un’esagerazione della donna, nota blogger, l’accusa al “mullah” (cit.) di predicare bene e razzolare male, avendola prima sposata con rito islamico (non valido per la legge italiana, ma di un qualche valore per chi incarna il ruolo di capo spirituale della comunità religiosa islamica) e poi liquidata con un sms. Sarà un caso se proprio quell’anno (era il 2007), Piccardo decise di rinunciare alle sue cariche per dedicarsi alla professione di editore e scrittore.

La stessa donna (la blogger, professoressa italiana vissuta in Egitto e residente a Genova) si è molto arrabbiata per come andarono le cose, non tanto perché fosse contro la poligamia quanto perché non era stata in nessun modo tutelata dallo Stato e tantomeno dall’autorevole marito. Ricordando l’accaduto scriveva (si può ancora leggere il post sul suo blog): “E pensavo a quelle donne che, con meno risorse della sottoscritta, si consegnano tutte intere nelle mani di uno di questi dementi, magari seguendolo da un paese all’altro, abbandonando la famiglia, rompendo col proprio ambiente e chissà che altro. Pare che generalmente se ne occupi la Caritas, di queste donne. Che alcune finiscono in strada a prostituirsi, che altre vivono di pubblica carità, che chissà come diavolo lo sbarcano, il lunario, mentre, da qualche parte, c’è un tizio che sospira, un po’ compiaciuto: “Eh, lo so, dovrei aiutarla, ma come faccio, ho giusto i soldi per la benzina della Honda…”.

Nel corso del tempo Hamza Piccardo ha tenuto più volte a specificare che il suo è un Islam moderato perché l’Islam può solo essere moderato, e questa è probabilmente una delle poche frasi che mi trova d’accordo con il suo pensiero. Ma dubito che questo pensiero sia lo stesso predicato dell’Islam oggi in Italia, tanto più che le dichiarazioni dell’associazione che ha fondato sono spesso in contrasto con le sue, su diversi temi non meno importanti. Per esempio, sono passate poche settimane da quando siamo tutti inorriditi davanti alla reazione spropositata e disumana di Erdogan nei confronti dei golpisti e dei simpatizzanti di Fethullah Gulen, ma non Hamza che sempre su Facebook dichiarava:

Nei comunicati sul sito dell’Ucoii i toni erano completamente diversi: dopo le reazioni di Erdogan, la comunità ha subito denunciato la violazione dei diritti umani del presidente turco.

Non è chiaro neanche cosa intendesse quando in un’intervista a Repubblica ha dichiarato che “l’espansione dell’Islam nel mondo contemporaneo, tranne che in situazioni particolari, non può contemplare l’uso delle armi per raggiungere il suo scopo di conversione”. Già Gad Lerner gli ha domandato quali sarebbero le situazioni particolari, ma forse mi è sfuggita la risposta.
Sarebbe sbagliato come ha fatto qualcuno colpevolizzare tutti gli islamici e l’Islam stesso per le frasi fuori luogo di Piccardo perché lui non ricopre cariche pubbliche e vive in un Paese in cui, per fortuna, esiste la libertà di espressione. 

Chissà a cosa porterà la liberazione di Hamza Piccardo dal politically correct che si è sentito in dovere di osservare per tanti anni, credo che non passerà molto tempo prima di scoprirlo. Intanto è importante ribadire che gli uomini non sono “preposti alle donne” qui e non dovrebbero esserlo neanche altrove, mi spiace per chi la pensa diversamente ma dovranno farsene una ragione.

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