Nicola ha passato da parecchio i cinquanta, ma con la sua pilotina alla braccio di ferro solca ancora le miglia di mare fino al Serrone, di fronte al porto, per portare a casa polpi, sgombri, e qualche volta qualche ombrina. Nella vita si è inventato un mestiere, è il primo artista sui corpi in Puglia: il tatuatore. Un mestiere migliore di quello del fratello che lavorava alla San Marco Sud, oggi rudere nella zona nord di Trani. Sarà per quello forse che Nicola, ora che la barca è ferma, a mare va proprio dietro quella fabbrica che nei suoi sogni di ventenne rappresentava la sistemazione. Il padre, Tulipano, operatore ecologico, ha lasciato ai figli quello che poteva: l’amore per il lavoro oltre a una statura non eccessiva, e un cognome floreale. Li portava con sé di notte a fare i cartoni, per garantire alla famiglia un piatto a tavola tutti i giorni, perché era difficile andare avanti con il solo stipendio da “spazzino”. Ma la città era più pulita di oggi e quel “proletariato”, campava felice negli stenti recuperati con le notti insonni a realizzare due lire con il primo sistema di raccolta differenziata diffuso.

Nicola, domenica si è recato al mare dietro la San Marco Sud, per approfittare di una finestra di sole nel temporale di questo week end. Il mare agitatissimo e raffiche di vento che hanno fatto rinviare tutte le manifestazioni estive un po’ lo dissuadevano, ma lui alla moglie dice: “Dai andiamo almeno a farci due passi sulla riva”. La zona è tutt’altro che affascinante, ma il mare è libero e bello anche quando è agitato. Le onde mostrano e nascondono scogli affioranti, lungo una spiaggia poco frequentata, se non dai vecchi operai della San Marco che ci vanno ogni giorno per far giornata con i ricci, un polpo preso tra gli scogli col bastoncino e la zampa di gallina legata sulla punta o qualche gronco preso con la canna da riva. Il mare è generoso sempre e con tutti, non ti lascia digiuno e quando ti rimane solo la cassa integrazione o il sussidio comunale, può essere la soluzione.

Insomma, Nicola arriva in spiaggia e nota un ragazzo che gli va incontro. Un attimo per capire, guarda tra le onde e vede un corpo sorretto da un ragazzino che si dimena. Non ci pensa due volte. Le onde sono più alte di lui, ma lui è uomo di mare e sa come domarle. Raggiunge i due e si accorge che uno aveva perso conoscenza e pericolosamente veniva sbattuto dalle onde. Uno scoglio sarebbe stato fatale. Lo imbraca con le sue braccia e spinge il secondo a seguirlo verso la riva reggendosi a lui. Evita miracolosamente gli scogli e riesce a portare i ragazzi a riva. La risacca delle onde e le raffiche di vento li spinge verso il largo, ma Nicola è uomo di mare e sa come domare le onde, come aspettare che si rompano e nuotare a favor di corrente quando avanzano. A riva massaggia il ragazzo per fargli uscire l’acqua che ha bevuto, tanta, ma non riprende conoscenza. Dice alla moglie di andare sul ciglio della strada e chiamare il 118. Già fatto. L’ambulanza arriva e il ragazzo non ha ancora ripreso i sensi. Cercano ancora di rianimarlo. Lo portano in codice rosso in Ospedale, resterà in coma tutta la notte.

Nicola lo va a trovare di sera, nel reparto intensivo. Sedici anni, l’età di suo figlio. Non si muove dall’ospedale, finché è notte. Poi torna a casa. Stamane lo chiamano i parenti del ragazzo dicendogli che si è risvegliato, ma ha ancora i tubi. Lo ringraziano…mille, mille volte grazie. Sono cinesi. Nicola quasi non se ne era accorto, perché gli uomini sono prima uomini e quando sono tra le onde in difficoltà, bisogna, anche rischiando, buttarsi in acqua per salvarli. E’ la legge suprema degli uomini di mare, dovrebbe essere la legge suprema di tutti gli uomini.

“Ho pensato fosse morto – mi dice – temevo battesse sugli scogli, mi sembrava come mio figlio, ma forse sono un po’ tutti nostri figli quanti finiscono tra le onde. Il mare è vita, deve tornare ad esserlo, ma a volte quando sento di quei ragazzi profughi morti in mare mi viene lo sconforto!”. Quanti ieri, oggi, domani? Numeri, ma se fossimo tutti un po’ Nicola…Alla fine mi ha detto: “Mi farò spiegare dal ragazzo quando uscirà dall’ospedale, come si scrive in cinese “vita” e ci farò un bel tatuaggio sul braccio di Luca, mio figlio, con quei caratteri.