In Calabria, Sicilia e Valle d’Aosta i contribuenti spendono 130 euro ogni 100 che dichiarano al fisco. Chiaro segnale che esiste una vasta “zona grigia” riconducibile a una sospetta evasione. Non va molto meglio in Molise e Campania, dove il divario percentuale tra consumi e redditi dichiarati supera il 32% (contro il 50,5% della Calabria, il 43,1% della Sicilia e il 35,7% della Val d’Aosta. A calcolarlo è Il Sole 24 Ore, che evidenzia però anche una tendenza apparentemente positiva: stando alle dichiarazioni fiscali presentate negli ultimi due anni, la distanza tra spese e redditi è diminuita ovunque, portando la media nazionale al 21,7% contro il 24,5% medio del 2007. In Campania e Puglia la riduzione ha superato il 10%. In lieve rialzo solo i dati di Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna e Toscana.

L’interpretazione della progressiva chiusura del divario è però meno semplice di quel che può sembrare. Innanzitutto, fa notare il quotidiano economico, nel periodo 2007-2014 la spesa si è ridotta più dei redditi: -11,1% contro -9,1 per cento. I consumi, insomma, sono crollati più degli introiti dichiarati, un po’ per colpa della crisi e della stretta al credito un po’ per la ripresa della propensione al risparmio. Ma, per quanto riguarda i redditi, accanto all’emersione del nero “potrebbe pesare la presenza dei pensionati, il cui reddito è poco sensibile al ciclo economico”.

Infine, va segnalato un dato che fa eccezione nel panorama di calo dei redditi: negli ultimi dieci anni la Basilicata è stata l’unica regione italiana in cui il reddito pro capite dichiarato al fisco è aumentato, passando da 9.912 a 9.941 euro annui (+0,3%). Una performance da ricondurre secondo Il Sole al rilancio dello stabilimento Fca di Melfi, all’indotto del petrolio e alla ripresa di agroalimentare e turismo.