Se avete sospirato di fronte alla purezza delle forme dell’esclusiva DB10 usata da James Bond in Spectre, potrete sempre rifarvi – dal prossimo autunno – con la sua versione di serie, l’innovativa DB11 che stilisticamente è pressoché uguale, se non persino più attraente, della sua versione “cinematografica”: questa volta diventandone gli orgogliosi proprietari, sempre che disponiate di 200mila euro abbondanti. Ma denari a parte, il modello che apre il nuovo corso della prestigiosissima, seppur piccola casa inglese Aston Martin, fa davvero segnare il passo per quanto riguarda design, avvenenza, eleganza: una scultura su ruote.

Rispetto alla DB9 che va a sostituire cambia praticamente tutto: la 11 è leggermente più grande pur pesando appena 10 kg in più (si ferma a 1770 kg) e monta un inedito, nuovo motore che con 600 cv è il più potente di sempre nella gamma DB, si affida ad un telaio sempre in alluminio ma di costruzione inedita per scoprire ulteriori margini di maneggevolezza e tenuta stradale, infine monta sospensioni regolabili su tre posizioni per adattarsi come un guanto alle diverse condizioni di fondo stradale: è un’autentica Gran Turismo pensata per la strada più che per la pista. Nonostante le grandi ruote da 20” e i poderosi freni da 400 mm di diametro (anteriori) possano ingannare.

Senza la saga di 007, forse l’Aston Martin approdata al 103esimo anno di vita non godrebbe della stessa aura di esclusiva nobiltà. Eppure, anche nella nuova nata esistono diversi spunti che si rifanno alle immortali vicende della spia creata da Ian Fleming. D’accordo, non ha il sedile eiettabile né il paracadute, ma per cominciare adotta pneumatici esclusivi denominati esattamente… 007: sono le coperture speciali prodotte in esclusiva per il modello dalla Bridgestone, 255/40 davanti e 295/35 dietro. Poi, sotto il cofano, non può naturalmente mancare un dodici cilindri a “V”. Tutto nuovo, per l’occasione: 5.2 biturbo da 608 cv e 700 Nm per uno zero-cento km/h in 3”9.

Trucchi aerodinamici? Grazie sì! La DB11 non ha alettoni estraibili ma dispone di speciali condotti ricavati nei montanti posteriori che producono un effetto aerodinamico similare, ed eccovi servito un congegno degno dell’eroica spia. Che fa il paio con le feritoie sui parafanghi anteriori, realizzate per togliere i picchi di pressione interni ai passaruota, deleteri per la sofisticata aerodinamica. Piccoli dettagli in tema sono anche gli scarichi traforati, in nero opaco, se sembrano ricordare le armi di bordo; la tonalità, questa volta, è variabile, da confortevole a particolarmente potente per assaporare il sound pieno del V12 senza tuttavia disturbare in città.

L’interno? Più spazioso, certo, ma sempre assemblato a mano specie nelle lavoratissime cuciture doppie dei vari pannelli in pelle, un “must” su questa GT inglese insieme ai vistosi pulsanti meccanici in plancia – che resistono volutamente nonostante l’era del tattile – contraddistinti da un “click” fermo quanto appagante. “For your fingers only”, in questo caso…