La foto è stata scattata a una festa nel 2013 ed è stata allegata all’esposto di un imprenditore. In piedi c’è Simona Merri, la pm di Trani che indaga sullo scontro fra due treni avvenuti in Puglia. Di fronte a lei, in ginocchio, un avvocato tiene un suo piede tra le mani fingendo di leccarlo. Il legale in questione è Leonardo De Cesare, legale del capostazione di Andria Vito Piccarreta iscritto nel registro degli indagati dopo l’incidente ferroviario che ha causato 23 morti sui binari della Bari Nord. Un’immagine pubblicata da Il Giornale che è diventata un caso: il vice presidente del Csm Giovanni Legnini ha disposto la trasmissione alla I Commissione dell’esposto con allegata la foto del pm. La commissione, ha detto, da diverse settimane “lavora ad un’istruttoria preliminare per verificare se sussistano o meno le condizioni per promuovere la procedura di incompatibilità ambientale e funzionale in relazione ai fatti narrati e ai magistrati della Procura di Trani menzionati in diversi esposti”. Gli atti che riguardano Merri, quindi, “sono già in possesso della Procura Generale della Cassazione per la valutazione degli eventuali profili disciplinari”.

trani okLegnini ha inoltre riferito di avere contattato “anche il procuratore della Repubblica facente funzioni di Trani, il dott. Giannella, che mi ha assicurato che provvederà a fare le sue valutazione nell’ambito dei poteri propri di Capo dell’Ufficio, e il Procuratore Generale di Bari, la dott.ssa Tosto, la quale mi ha informato che a breve invierà al Consiglio e ai titolari dell’azione disciplinare una prima relazione sulla vicenda”. “Il Csm dunque – ha concluso Legnini – nel rispetto delle procedure e delle garanzie previste dalla legge proseguirà la sua attività istruttoria e non mancherà di esercitare tempestivamente le sue prerogative”.

La figlia di una delle vittime: “Siamo allibiti e arrabbiati” – La foto, corredata da un articolo in cui si parla anche di altri magistrati della procura tranese e di esposti nei loro confronti all’attenzione del Csm, è stata postata su Facebook dalla figlia di una delle vittime del disastro, Daniela Castellano. “Siamo scioccati, allibiti e arrabbiati”, ha detto all’Ansa, rilevando che la “logica vorrebbe che la pm abbandonasse il caso” perché “noi parenti non possiamo vivere con l’incubo che le indagini possano essere influenzate da qualcos’altro”. Tra i commenti sul social network, Daniela spiega di temere la “familiarità” che si evincerebbe dalla foto tra il pm e l’avvocato: “E’ una indagine delicata – sottolinea – vogliamo sia fatto tutto con estrema professionalità e tutto ciò è inammissibile“. Daniela ricorda che “finora non abbiamo saputo nulla e l’unica cosa che è venuta fuori è questa foto: è come se mio padre lo avessero ucciso due volte”. “Tutti noi parenti – ha aggiunto – vogliamo chiarezza su questa indagine. Tutte le famiglie con cui sono in contatto sono saltate sulla sedia appena hanno visto questa foto”. “E’ il caso – ha proseguito Daniela – che la Procura di Trani si pronunci e dica se ritiene le indagini possano essere in qualche maniera ostacolate o compromesse: non è giusto nei confronti dei 23 morti e dei loro cari leggere certe cose”.

La pm Merra: “Sono serena, tutto alla luce del sole” – Per parte sua, la pm Merra non ritiene “di dover formulare alcuna richiesta di astensione perché non ci sono gravi motivi di opportunità ma – aggiunge – se il Procuratore riterrà di sollevarmi da questo incarico chiaramente mi adeguerò”. Poi spiega che la foto “risale a luglio del 2013”, e precisa di aver “avuto una conoscenza limitata” a quel periodo “con l’avvocato De Cesare“. Merra ricorda che erano a una festa e durante un gioco fatto alla presenza degli altri invitati lei era stata schizzata con acqua e l’avvocato le stava solo chiedendo scusa. La pm precisa di aver gestito il fascicolo, di cui è coassegnataria insieme ad altri colleghi, “serenamente e senza condizionamento”. “Ho fatto una relazione al procuratore facente funzioni – evidenzia – e gli ho rappresentato come stanno le cose. Dopodiché sono serena. E’ tutto alla luce del sole”.

Ribadisce di non aver “nulla da nascondere: ho una vita trasparente”. “De Cesare – sottolinea – difende Piccarreta che noi abbiamo interrogato tutti e cinque insieme alla presenza anche del procuratore. Non c’è stata nessuna attività che io ho svolto in autonomia. E’ un fascicolo molto delicato dove ogni provvedimento viene firmato almeno da due sostituti. Mai singolarmente”. “Non ho fatto nulla – prosegue – e non avrei motivo di favorire nessuno perché il mio compito è accertare la verità. A prescindere da quelli che possono essere gli avvocati che difendono gli indagati”. Peraltro, aggiunge, “la posizione di Piccarreta si è cristallizzata da subito e c’è poco da discutere”. Quindi, conclude, “devo dare conto al mio capo e se quel capo riterrà che io debba rinunciare a gestire questo fascicolo, ancorché è un fascicolo mio perché io ero di turno quel giorno e sono il pm tabellarmente competente, mi adeguerò. Però rispondo in prima persona degli atti che firmo e non comprometterei mai il mio ruolo per nessuno: avvocati, indagati e chicchessia“.