Dopo aver espulso 28 oppositori dal Parlamento, ha scelto sua moglie come candidata alla vicepresidenza. Non si tratta dell’ultima trovata degli sceneggiatori di House of Cards, ma di una decisione vera presa da Daniel Ortega, presidente del Nicaragua già da due mandati. Il leader sandinista, accusato dalle opposizioni di voler instaurare un regime a partito unico, si ricandiderà per la settima volta consecutiva alle elezioni presidenziali, previste per il prossimo novembre. L’ultima trovata del discusso presidente della Repubblica è quella di spingere il Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale a designare Rosario Murillo, sua compagna e già a capo della pubblica amministrazione, come candidata alla vicepresidenza. Una scelta dettata, suppongono gli osservatori internazionali, anche dalle precarie condizioni di salute di Ortega.

Quest’episodio rientra in una serie di decisioni che, secondo le opposizioni, stanno spingendo il Nicaragua verso un regime dittatoriale. Solo pochi giorni fa il leader sandinista aveva ottenuto l’espulsione dal Parlamento unicamerale di Managua di 28 deputati suoi oppositori. Una destituzione che ha di fatto decimato le fila del Partito Liberale Indipendente (Pli), l’unico partito attivamente all’opposizione di Ortega. In Nicaragua esistono 17 partiti politici, ma 9 sono alleati con i sandinisti al governo e tutti gli altri, tranne il Pli, non hanno mai assunto una posizione di chiara opposizione.

La rimozione – di 16 deputati e 12 supplenti – è avvenuta tramite una manovra politica diretta dal Consiglio Supremo Elettorale, controllato dalle forze governative. Nel maggio scorso la Corte Suprema aveva tolto la leadership del Pli a Eduardo Montalegre, affidandola a Pedro Reyes, un giurista che secondo l’opposizione agisce agli ordini di Ortega. Un gruppo di deputati del Pli si è rifiutato di accettare la decisione, dichiarandosi indipendente, ma Reyes ha presentato un ricorso al Cse, che li ha destituiti del loro mandato parlamentare.

“Ortega fa vedere il suo vero volto di dittatore ordinando di destituire 16 deputati oppositori che non si sono né venduti né piegati alla sua volontà”, ha denunciato Dora Maria Tellez, ex dirigente guerrigliera sandinista che ha preso la distanze da Ortega. Secondo l’ex deputato Pli Eliseo Nunez Morales, Ortega “vuole portare il Nicaragua verso un sistema come quello che esisteva nella Rdt, con un partito unico egemonico che controlla tanti altri partiti satellite, per fare finta che esiste il pluralismo”.

Per il 71enne leader sandinista si tratterebbe di un contrappasso storico, nel 1979 era stato uno dei cinque uomini nella Giunta militare che aveva guidato la guerriglia rivoluzionaria di ispirazione marxista nella rivolta contro il dittatore Anastasio Somoza. Dopo la destituzione di Somoza, il Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale si instaurò alla guida del paese. Il 4 novembre 1984 si tennero le prime elezioni libere, vinte proprio dal 39enne Daniel Ortega Saavedra con il 63% dei voti. Governò fino al 1990 mantenendo una linea apertamente filo-sovietica. Passato all’opposizione dopo la sconfitta contro Violeta Barrios de Chamorro, leader dell’alleanza Uno, riuscì a riprendere il potere nel 2007, anche grazie all’aiuto economico di Hugo Chavez, ormai lontano tuttavia dagli ideali della rivoluzione. L’idea di un Consiglio supremo elettorale, in grado oggi di rimuovere 28 parlamentari democraticamente eletti, sarebbe stata importata proprio dal regime bolivariano.