La cosa è nota. Se lo sono conteso in molti. O se li sono contesi in molti se vogliamo avvalorare questa scelta, ormai piuttosto consueta, di dare ad un progetto solista un nome di band, destino già accaduto a tante altre realtà, sicuramente minori, come Le luci della centrale elettrica, I Cani o Brunori Sas. Se lo sono conteso in tanti, e soprattutto se lo sono conteso tutte le major. Perché anche se di esordio vero e proprio si tratta, il suo è il classico nome che, nel corso degli ultimi mesi, ha fatto il giro completo tra addetti ai lavori, al punto da diventare non solo e non tanto una sorta di leggenda metropolitana, tipo quelle che ci raccontano di alligatori albini nelle fogne di New York, ma anche un vero e proprio spauracchio per i colleghi, o futuri tali.

Perché, diciamocelo, l’autunno vedrà una vera e propria fiera di pubblicazioni, da Ligabue, che dopo i concerti di Monza torna in scena con Made in Italy a Vasco Rossi, di scena con un mega-cofanetto atto a festeggiare 40 anni di carriera, passando per chiunque, da Mina e Celentano, di nuovo insieme e con la produzione di Caparezza a Giorgia, tornata, si dice, al soul sotto la produzione di Canova, dai Litifiba ai Baustelle, da The Kolors, in Inghilterra per registrare il seguito del fortunato Out, a Nek, di nuovo con Chiaravalli alla produzione, e via via, Battiato e Alice insieme dal vivo, come dal vivo anche i Pooh, col loro ultimo album, Emis Killa, Giò Sada, Alice Paba, Raphael Gualazzi, Morgan, con addirittura un doppio album, in arrivo dopo la notizia che i Bluvertigo non usciranno mai col nuovo lavoro di studio, e ancora mezzo mondo dei talent e anche Tiziano Ferro, verso Natale.

Ecco, tutti questi nomi, tanti nomi importanti della nostra scena musicale italiana, hanno preso le misure con l’uscita dell’album più atteso degli ultimi tempi. Quella che, fossimo NME o la versione americana di Rolling Stone, chiameremmo The Next Big Thing. L’album che sta tenendo in apprensione i tanti fan che hanno iniziato a seguire le gesta di McEnroe’s in rete e sui social e che hanno mandato in tilt le case discografiche, i manager, i producer. Resta, per ora, fitto il mistero sulle collaborazioni, nazionali e internazionali che troveranno asilo in questo album d’esordio, dal sintomatico titolo: È finita la tregua. Almeno tre o quattro dei nomi su citati sono dati per certi in tracklist, e non è un mistero che tra questi ci sia anche Vasco, che sin da subito si è dichiarato un vero fan del nostro. Anzi, proprio il suo Mi Piace alla pagina ufficiale della band, chiamiamola così, ha fatto aumentare vertiginosamente la già vertiginosa attenzione nei confronti dell’artista marchigiano, il cui vero nome, ricordiamolo, è in realtà Paride Trotti e le cui canzoni sono già state interpretate da artisti come Beyocé e Sia, una che in genere non interpreta brani altrui, anzi, è solita firmare hit conto terzi. Proprio il nome di Sia è dato altrettanto per certo in tracklist, del resto i due artisti hanno più di qualcosa in comune, a partire da questo vezzo di non voler comparire apertamente in pubblico.

E se Sia da sempre si nasconde dietro le famosissime parrucche biondo platino e ha delegato alla sua miniatura, la giovanissima danzatrice Maddie Ziegler il compito di rappresentarla, McEnroe’s è addirittura andato oltre, andando a mostrarsi coperto col burqua. Scelta questa, altro dettaglio sicuramente fondamentale per raccontare la velocissima ascesa di questo nome nel panorama artistico italiano e internazionale, che gli è valsa una condanna a morte da parte del Califfato. Proprio l’imminente uscita del primo singolo di McEnroe’s, Spando amore, prevista per l’ultimo giorno di agosto, ha dato poi vita a una ridda di voci, perché sembra che per il video che accompagnerà il lancio del brano l’artista abbia voluto gettare il guanto di sfida ai fondamentalisti, chiamando a comparire nudi, seppur coperti dal caratteristico copricapo musulmano, tutta una serie di volti noti dello show business italiano. Nomi apparentemente irriconoscibili, vista la presenza del burqua, ma in realtà ben chiari grazie a una serie di espedienti, questo dicono le voci, che ce li renderà immediatamente familiari.

L’album, vogliono sempre i tanti rumors che si stanno inseguendo in rete e tra addetti ai lavori, dovrebbe essere una sorta di distillato dei migliori Radiohead e dei R.E.M. anni Ottanta, ma con chiare influenze EDM e anche, e qui davvero la curiosità non si tiene, con un recupero del primo trio-hop bristoliamo virato verso il Drum’n bass di matrice billlaswelliana. In questo la presenza tra i session man di Raz Pullman sembra una garanzia. Per contro il sax di Ira Leibovitz e i cori della soprano Jiselle Walsh dovrebbe suggerire aperture sia verso il più sperimentale free jazz e grindcore che verso una melodia pucciniana che è sempre stata alla base del bel canto italiano. Su tutto la tipica chitarra alla Ry Cooder del nostro, impreziosita al bandoneon di Adelchi Spalazzi e dal violino di Learco Freddi, come dire, Crueza de ma vive ancora oggi. Insomma, di carne al fuoco ce n’è davvero tanta, non rimane che aspettare fine agosto per ascoltare Spando amore e un paio di altre settimane per È finita la tregua. Non tutto è finito, nel pianeta musica, è il caso di dirlo.

Ps
Si, magari. Tutto quel che avete letto dimostra solo una cosa, passare troppe ore sotto il sole fa male. Usate buone protezioni solari, bevete molto e state all’ombra nelle ore più calde, o comincerete anche voi a sognare a occhi aperti come l’autore di questo delirio… Perché in autunno, c’è da supporre, continueremo ad ascoltare sempre la solita musica di merda