Confronto pepato a “In Onda Estate” (La7) tra il deputato di Forza Italia, Renato Brunetta, e il vicedirettore de Il Fatto Quotidiano, Stefano Feltri, sulla riforma renziana della Rai. La prima miccia dello scontro è innescata dai conduttori Labate e Parenzo, che, alle critiche caustiche di Brunetta alla decisione di Renzi di cambiare i direttori dei tg, gli ricordano l’editto bulgaro del 2002. “Santoro? Ma non vi ricordate che fu assunto a Mediaset?“, sbotta il capogruppo di Fi alla Camera. I giornalisti replicano che il passaggio di Santoro a Italia Uno risaliva a un periodo precedente al diktat berlusconiano (era il 1996), ma Brunetta continua la sua invettiva: “La carne di porco che sta facendo Renzi sulla Rai non si era mai vista! E io non amo le carni di porco da parte di tutti, vorrei la Rai privatizzata. Meglio la Rai sul mercato che vedere queste schifosaggini. Adesso è molto peggio con Renzi rispetto a quando c’era Berlusconi“. Stefano Feltri ricorda le epurazioni del governo Berlusconi e stigmatizza le scelte di Renzi sulla Rai. “Berlusconi era attaccato dalla mattina alla sera, tutti i giorni, nella televisione pubblica” – si difende il deputato – “Berlusconi, rispetto a Renzi, è un ultra-liberale“. “Non è affatto vero, Berlusconi ha censurato quelli che gli davano fastidio“, ribatte Feltri. “E’ tutto relativo, caro Feltri” – ribadisce Brunetta- “Le cosacce che diceva Biagi su Berlusconi e sulla tv pubblica non le dicevano Porro o Giannini, che sono ‘lightissimi’. Biagi e Santoro invece ci andavano giù pesante”. E aggiunge: “Non è accettabile che ottimi giornalisti come Giannini e Porro vengano cacciati così. Per non parlare dell’ottima, anzi stra-ottima, giornalista come Bianca Berlinguer, che la pensa in modo totalmente diverso da me”. Il dibattito prosegue poi sulla riforma costituzionale ed è nuovamente colorito dalle schermaglie tra Brunetta e i due conduttori. E il parlamentare, come è nel suo stile dialettico, enfatizza il suo punto di vista critico sulla modifica renziana della Costituzione ricorrendo alla reiterazione dell’aggettivo “laida”