L’arresto del responsabile e della coordinatrice di un asilo nido di Milanoentrambi accusati di maltrattamenti sui bambini che frequentavano la struttura (leggi), torna a sollevare la questione della sicurezza negli asili nido. Così, mentre Telefono Azzurro sollecita un’attenta riflessione sulla necessità di cogliere i segnali di eventuali violenze subìte dai bambini, la politica si concentra sul tema della videosorveglianza nelle strutture. Su Twitter interviene anche Matteo Salvini. “Botte, morsi, schiaffi, insulti e minacce su bimbi di uno e due anni, arrestati a Milano titolare e coordinatrice di un asilo nido. Roba da matti, anzi roba da vermi” ha scritto, ricordando che la Lega “propone da tempo (ma il Parlamento se ne frega) di installare telecamere in asili e case di riposo”. Una polemica che arriva a pochi giorni dall’audizione svoltasi alla Camera nel corso della quale il Garante dell’Infanzia, Filomena Albano, si è detta “favorevole alla videosorveglianza” ma con dei limiti precisi.

IL GARANTE PER L’INFANZIA SULLA VIDEOSORVEGLIANZA – Il 27 luglio scorso, infatti, nell’ambito dell’esame delle proposte di legge sulla videosorveglianza in asili nido, scuole dell’infanzia e strutture socio-assistenziali per anziani, disabili e minori in situazioni di disagio, davanti ai deputati delle Commissioni Affari costituzionali e Lavoro, hanno espresso i loro pareri anche il presidente dell’Autorità garante per la protezione dei dati personali, Antonello Soro e il Garante per l’infanzia e l’adolescenza, Albano. Quest’ultima si è detta favorevole alla videosorveglianza “ma con telecamere a circuito chiuso accessibili solo su autorizzazione dell’autorità giudiziaria e in presenza di una segnalazione”. Per la garante l’occhio elettronico va accompagnato da “interventi mirati alla prevenzione come l’introduzione di équipe specializzate di psicologi e pediatri”. Sul piatto ci sono due diversi interessi dei bambini: la sicurezza e la riservatezza. Ma è prudente Filomena Albano: “Non ci illudiamo che le telecamere risolvano i problemi”. Pur sottolineando la loro importanza, tenendo conto che “gli accertamenti giudiziari si rilevano spesso lunghi e complessi”, la garante ha chiarito che “bisogna agire sulla prevenzione, migliorando il sistema di accesso alla professione degli educatori e con una proporzione nelle classi tra il numero dei bambini e degli insegnanti”.

IL GARANTE DELLA PRIVACY: “SAREBBE UNA RIVOLUZIONE” – Per il Garante della privacy, Antonello Soro, le proposte di legge attualmente al vaglio del Parlamento rappresentano una rivoluzione rispetto alla normativa vigente. “L’installazione di videotelecamere – ha dichiarato Soro – ad oggi avviene su ordine dell’autorità giudiziaria solo a seguito dell’apertura di procedimenti penali per gravi reati in danno di minori, a fini probatori e investigativi”. Ci sono poi altri limiti: l’installazione è possibile solamente per un tempo limitato e quando si è davanti a un “concreto e documentato rischio per l’incolumità dei bambini”.

DE GIROLAMO: “SUBITO LA LEGGE” – Una delle proposte di legge in discussione porta la firma, tra gli altri, della deputata di Forza Italia Nunzia De Girolamo. Che è intervenuta anche oggi: “Renzi e la maggioranza si esprimano e, subito dopo la pausa estiva, si corra in Parlamento per far sì che questa proposta si tramuti in legge”. Ma cosa cambierebbe se il testo ricevesse l’ok di entrambe le camere? La proposta presentata il 24 febbraio scorso prevede “l’installazione di un sistema di videosorveglianza all’interno degli asili nido e delle scuole dell’infanzia, pubblici e privati” e che “la gestione dell’attività di videosorveglianza sia affidata esclusivamente a personale della struttura e, in caso di scuole pubbliche, anche a personale dell’amministrazione comunale, nell’ambito dei poteri comunali di vigilanza”. Si impone, inoltre, al personale degli asili nido di sottoporsi a specifiche verifiche di idoneità psico-attitudinale.

TELEFONO AZZURRO: “COGLIERE I SEGNALI NON VERBALI” – Ed è su questo aspetto che interviene anche Telefono Azzurro. Un terzo dei casi gestiti dall’associazione all’1.96.96 e al 114 Emergenza Infanzia riguarda casi di abuso e violenza. Più in generale, sulla totalità delle segnalazioni, circa 5mila, nel 3% il responsabile del disagio psico fisico è un insegnante o un educatore. Come si può agire? “E’ indispensabile che chi veda parli e intervenga, coinvolgendo professionisti, educatori e famiglie”. Il primo passo è quello di cogliere i segnali non solo fisici, ma anche comportamentali. “È importante – spiega Telefono Azzurro – prestare sempre una grande attenzione ai più piccoli, in modo da potersi accorgere di ogni cambiamento, capire ciò che dicono ma soprattutto ciò che non dicono”.