Il rapporto fra pazzia e aggressività nei secoli è sempre stato molto complesso e controverso. Gli alienati, cioè coloro che erano molto diversi dagli altri, venivano uccisi o allontanati dalle comunità in cui vivevano perché spesso si riteneva che fossero posseduti da forze demoniache e molto aggressivi. Il rapporto fra potere religioso, politico e controllo della società era talmente stretto che coloro che soffrivano di disturbi mentali venivano considerati come pericolosi e quindi uccisi o allontanati.

Nell’Ottocento si cominciò a definire la necessità di aiutare le persone affette da patologie mentali internandole in strutture che le accogliessero e che in qualche modo le proteggessero cercando anche qualche forma di cura. Era frequente secondo le descrizioni dell’epoca trovare nello stesso lazzaretto, che poi in Italia prese il nome di manicomio, persone affette da deficit mentali e pazienti malati per gravi psicosi accanto a poveri e rivoluzionari.

Nel Novecento l’uso da parte dei dittatori della definizione di pazzo per bollare chi poteva essere pericoloso per il potere del momento è stato diffuso in alcuni regimi fascisti o comunisti con internamento nei campi di concentramento o nei gulag. Ai giorni nostri lo sforzo della moderna psichiatria è quello di svincolarsi il più possibile dalle ideologie per cui la più importante classificazione internazionale, il Dsm (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali), parte in modo esclusivo dalla descrizione dei segni e sintomi per definire la patologia mentale.

Le domande però a volte restano e le risposte sono quantomeno complesse: la persona affetta da grave malattia mentale, proprio perché vive una realtà altra rispetto ai suoi simili e popolata di pensieri angosciosi, voci che incitano a comportarsi in modi strambi e visioni, è pericolosa? Sul versante opposto tutti coloro che compiono azioni disumane e di violenza gratuita e assurda sono pazzi?

Alla prima domanda possiamo cercare di rispondere partendo dal dato di fatto che è molto più frequente che un malato mentale venga aggredito piuttosto che il contrario. Può però capitare che chi soffre per una patologia mentale, soprattutto se viene istigato e messo nell’angolo dagli altri, divenga aggressivo e sfoghi tutta la sua frustrazione con atti di violenza inconsulta.

Molto più difficile è rispondere alla seconda domanda. Il problema del rapporto fra pazzia e aggressività ha attraversato tutto lo scorso secolo con diversi studiosi che si sono chiesti se i vari dittatori sanguinari, come ad esempio Hitler e Stalin, potessero essere definiti come malati. Nella nostra vita quotidiana comprendiamo che un rapinatore può uccidere perché c’è una ragione data dalla bramosia di denaro che ci fa capire la causa del suo gesto. Non capiamo chi invece uccide, come nel caso degli attentatori di questo ultimo periodo, senza un tornaconto.

Proprio questa incapacità di trovare un bandolo di razionalità, almeno apparente, ci fa percepire come “aliena” da noi quella persona e quindi potenzialmente pazza. A questo punto dobbiamo inserire la considerazione che tutte le azioni umane sono dettate e conseguenza di pensieri per cui coloro che compiono atti di aggressività, anche assurda, seguono un filo che attraversa la loro mente. Questo filo potrà apparirci contorto, poco logico o diverso dal nostro ma esiste sempre e a una attenta valutazione può essere compreso anche dagli altri.

Nel caso dei giovani attentatori di queste ultime settimane, da quello che scrivono i giornali, pare che fossero tutti capaci di intendere e volere rispetto al loro gesto. Erano persone sofferenti con diversi livelli di disagio emotivo che in alcuni casi li aveva portati a cure specialistiche. Il tratto comune è che si trattava di giovani di seconda generazione, non più con l’identità del paese d’origine dei genitori e non completamente europei. Divisi dentro se stessi. Meditavano una sorta di rivincita in cui loro, che nel vissuto interiore avevano sempre subito, sarebbero stati nel ruolo dell’aggressore. Le vicende internazionali con gli atti di violenza dei seguaci dell’Isis e l’anniversario della strage nazista danese hanno dato lo spunto per un atto eclatante di suicidio-omicidio in cui far sentire al mondo la loro sofferenza.