di Giusy Cinquemani

Pokemon Go è un esempio di realtà aumentata, ma mentre la vita dei giocatori è stata aumentata solo della stupida presenza di pupazzi vituali dai nomi impronunciabili, Google si trova arricchita da tutti i dati di realtà visivi che i giocatori gli forniscono spontaneamente con le loro telecamere. Spontaneamente, inconsapevolmente e gratuitamente i giocatori di Pokemon Go lavorano per Google.

Del resto, possiamo capire che i programmatori avendo finito di schedare, oltre ad essersene ampiamente stufati, tutti i nostri volti, grazie ai continui selfie, nonché tutti i volti di quelli dei nostri parenti, amici e animali domestici e con essi, tutti i nostri piatti preferiti, ristoranti preferiti, tutte le torte dei compleanni, così come tutte le nostre ginocchia al sole (del resto si è scoperto che l’effetto coscia abbronzata viene molto meglio coi wurstel), i programmatori, dicevamo, in qualche modo dovevano convincerci a girare quella telecamera verso l’esterno, oltre il nostro narcisismo, ma soprattutto dovevano indurci a riprendere quello che volevano loro e non quello che interessava a noi. E allora cosa meglio di un gioco sullo smartphone, che costringe a muoversi, ad andare e ad entrare in posti dove non saremmo mai andati e che, in senso stretto, potremmo dire di non avere neanche visto, neanche dopo avere acchiappato Pikachu. Si sa che la memoria è selettiva, ricorda meglio solo quello che interessa, in questo caso il Pokemon, mica tutto il circostante come un computer.

Sarebbe stato e sarà ancora più facile con i Google Glass, ma ci vorrà ancora un po’ prima che tutti saremo straconvinti della necessità, praticità e utilità di inforcare un paio di Google Glass, prima che queste diventino un oggetto glamour da possedere a tutti i costi, da tenere sempre, anche nelle foto di nozze o a letto (per arricchire la realtà di un banale amplesso), mentre un smartphone lo abbiamo comprato tutti (è giusto ricordare che lo abbiamo comprato, non ci è stato regalato).

Adesso la questione non è un eventuale complotto dei gestori della tecnologia, questione nota, quanto una questione di diritti dei lavoratori. Dato che stiamo lavorando per altri senza essere pagati, prendiamocela comoda, dormiamo un po’, prendiamoci un caffè, tanto l’unico che va è solo il giocatore.

@GiuCinque