Tutti noi che abbiamo prestato orecchio e attenzione al fenomeno Mafia Capitale dobbiamo ammettere che i riflettori sul processo, partito inizialmente come un’attrazione planetaria, si sono andati un po’ spegnendo. Motivi e colpe non sono oggetto di questo post, semmai si vuole ricordarne l’esistenza in vita sfruttando un libro, Marcio su Roma” di Andrea Colombo (Cairo editore), che da lì parte per scandagliare quello che il sottotitolo esplica alla perfezione: “Criminalità, corruzione e fallimento della politica nella Capitale“. Il processo, si diceva, è in corso e ne abbiamo notizie sparse (potete però apprezzarlo nella sua interezza grazie a Radio Radicale) ma del fenomeno che l’ha originato, quel perverso e ciclicamente rinnovato intreccio che parte dal clientelismo e arriva al codice penale, si è assopita la eco. Ovvio, si dirà: sono cambiate tutte le pedine dello scacchiere con la vittoria dei 5 Stelle. Tuttavia, un sano ripasso dei personaggi, delle loro ragioni, delle loro azioni minime o spettacolari, proprio ora sotto l’ombrellone non può fare che bene.

La memoria è tutto, l’oblio è l’obiettivo dei colpevoli.

L’affresco capitolino offerto da Colombo che, usando le parole di Alessandro Mantovani, “racconta Roma come un giornalista che conosce i palazzi quanto la strada”, non si limita allo squarcio aperto dall’inchiesta di Giuseppe Pignatone e dei Ros. Anzi, su questa inchiesta non ha timore di esprimere una perplessità circa l’aggravante di stampo mafioso. (Fra parentesi, nei giorni in cui il libro arrivava al pubblico, la corte d’appello di Roma annullava il 416 bis nel processo contro i Fasciani-Triassi di Ostia). Ma non ha ugualmente timore di denunciare apertamente il peso che la politica ha caricato nella gestione criminale della città. Considerate da un altro punto di vista, le critiche che Colombo muove ai governi cittadini (e non solo) sono persino più dure di quelle che emergono dalle carte processuali. Il libro, insomma, invita a non accettare la difesa che i partiti si sono data, ovvero che Mafia Capitale sia stato il male esterno introdottosi in un corpo sano ed espulso grazie al chirurgo giudiziario. Suggerisce di non consentire che il reato di mafia funga da alibi e assoluzione a un sistema politico che contiene i germi della malattia al suo stesso interno.

Per dimostrarlo, si ripercorrono gli scandali degli ultimi anni. Vi ricordate di Storace e del Laziogate? Poi ci fu il capitolo tremendo intitolato al governatore Piero Marrazzo (con due morti di mezzo), la vicenda Polverini prima di passare agli scandali di ‘Parentopoli‘ del sindaco Alemanno, gli scontrini di Ignazio Marino (senza contare la Panda) per finire appunto con il sistema delle cooperative, del mondo di sopra, di mezzo e di sotto. Non è vero, dice Colombo, che la famosa 29 giugno di Salvatore Buzzi sia gonfiata solo a partire dall’amministrazione Alemanno. Cominciò a lievitare durante il secondo mandato Veltroni. E persino sull’Uomo Nero, il bandito amico di mafiosi, amico di terroristi, fascista, allevato dal Giuseppucci della Magliana, e cioè il presunto Re di Roma, Massimo Carminati, l’autore suggerisce una tesi intrigante. A incoronarlo non sarebbero state né la sua sola forza di intimidazione, né l’accordo con le coop “rosse” e “bianche”: no, a reintrodurlo sul palcoscenico dei grandi eventi sarebbe stata ancora una volta la politica. Come, andrà scoperto e si spera che sia scoperto.

Che la malattia non sia stata debellata, parrebbero dimostrarlo la sfilza di dati sull’affaire Roma. I 6 miliardi di spesa prevedibili per la Metro C, per dirne uno, in mano al “potere legale ma non per questo limpido dei costruttori”, ha detto Colombo durante la presentazione del libro. E, su un altro fronte, quel rovinare in mille rivoli del feudalesimo politico che ha prodotto, al posto dei partiti centrali, mille notabili locali ognuno più bisognoso di fondi del suo concorrente. Un ultimo esempio, non rincuorante. La Direzione trasparenza del Campidoglio nel gennaio 2016 “segnala che nell’anno precedente, e dunque dopo la prima ondata di arresti per Mafia Capitale, gli “eventi corruttivi” hanno “attraversato trasversalmente tutte le aree di rischio”: 26 dipartimenti e 15 municipi…Nonostante un aumento dei controlli del 43 per cento rispetto all’anno precedente, le violazioni accertate sono state 150” senza contare gli eventi al di sotto dei 200mila euro per i quali il monitoraggio non scatta.