Il plot aveva del geniale. Un’eclisse in arrivo, un cena tra amici e un gioco per ammazzare il tempo: tutti i telefoni sul tavolo, si leggono i messaggi in arrivo a voce alta, e sempre tutti insieme si ascoltano le chiamate ricevute in vivavoce. Risultato? Dallo spensierato ritrovo ai drammi familiari incrociati a base di rivelazioni inaspettate e amanti segreti spuntati dal nulla. Il cast prometteva bene e ha fatto scintille: Marco Giallini, Kasia Smutniak, Valerio Mastandrea, Anna Foglietta, Alba Rohrwacher. Quattro delle sette anime in cerca d’autore che nel regista Paolo Genovese e i suoi sceneggiatori Filippo Bologna, Paolo Costella, Paola Mammini e Rolando Ravello hanno creato la storia perfetta per sdoganare al cinema falsità e doppie vite celate negli smartphone. Una scrittura che galoppa tra riso e buonumore, ma che affonda i suoi colpi migliori sul malcostume italico di coppia.

Il dolceamaro che si assapora è quello di tante commedie irriverenti e tragiche del passato. Quelle della da molti compianta commedia all’italiana, dove dramma e battute a raffica s’intrecciavano magicamente come nella vita. Del buon cinema attuale presenta anche un non so che di francese, serrato nei suoi interni, un appartamento borghese a Roma, e una pergamena di dialoghi acuti, sempre accattivanti e mai ripetitivi ricca quanto un ottimo romanzo. E poi l’immancabile dato tecnologico che lo fa globale: lo smartphone. Infatti non sono bastati 2 David di Donatello, 3 Nastri d’Argento, un Globo d’Oro, 4 Ciak d’Oro, il Premio Tonino Guerra al Bari Film Festival e un Premio Flaiano. No, questa sceneggiatura è stata riconosciuta la migliore anche dal Tribeca Film Festival di New York.

Si poteva già parlare di consacrazione con i 19 milioni di euro d’incasso in patria, il suo esercito di 2,5 milioni di spettatori, e la True Colors che se lo è preso tra le braccia per distribuirlo nelle sale degli States. I numeri invece sono andati a diradarsi per farsi nomi di paesi che vogliono replicare il film nelle loro versioni: Francia, Usa, Turchia, Spagna, Germania, Svezia, Qatar. Eccoci al globale. La vita online racchiusa in un palmo di mano è la linea tecnologica e culturale che ci accomuna tutti. E in quanto uomini percorsi da sentimenti e nefandezze che Shakespeare espose nelle sue opere una volta per tutte, smartphone alla mano siamo tutti uguali. Almeno come pubblico potenziale.

Lo scontro dei sessi è alle porte. Solidarietà mascoline messe a dura prova dall’acume esplorativo del gentil sesso. Un intreccio dalle trovate raffinate che mette in gioco coscienza e pudore dello spettatore. Gli interrogativi a fine visione potrebbero farvi più male che bene. Ma è il bello di un cinema che colpisce a viso aperto, senza preavvisi e senza filtri. Tutti colpevoli e nessun vero innocente, questi uomini e queste donne rappresentano la generazione di quei non più giovanissimi adulti, ma neanche troppo maturi, che hanno in mano il proprio futuro e il presente dei propri figli. Il regista ha una macchina da presa che vola leggera anche tra quattro mura trasformandoci tutti nell’ottavo commensale di questa cena piena di colpi di scena. E anche il finale “riavvolto”, a pensarci bene, non è esattamente buonista come potrebbe apparire.

Funzionerà Perfetti sconosciuti come format globale? Si vedrà. Intanto si può trovare ancora in qualche cinema e arena estiva, o al più in versione homevideo. Ma potendo, meglio scegliere il Blu-Ray perché il dvd non contiene praticamente nulla degli extra con scene tagliate e i backstage sulla lavorazione. Un’occasione per sbirciare il lavoro impagabile di attori come Giuseppe Battiston nei panni scomodi dell’amico single e schiavo di una buffa app di ginnastica, o di Edoardo Leo e del suo personaggio doppiogiochista e sguaiatamente fanfarone.

@FranceDiBrigida