In tutto il mondo le isole diventano un cantiere per l’innovazione energetica e le rinnovabili, mentre nelle isole minori italiane è tutto fermo. Questa la fotografia scattata da Legambiente in un dossier, nel quale si raccolgono le storie di 20 isole nel pianeta, dieci delle quali utilizzano ormai solo le fonti pulite. Le altre si avvicinano a passi da gigante verso l’obiettivo del 100 per cento. Si va dal Pacifico all’Atlantico, dai Mari del Nord all’Australia. La realtà delle isole minori del Belpaese è molto diversa: i dati del dossier evidenziano un fermo rispetto agli altri Comuni italiani. Sono 2.660 quelli in cui le rinnovabili soddisfano tutti i fabbisogni elettrici delle famiglie. “La beffa – spiega Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente – è che nelle isole minori italiane si ha una penetrazione inferiore delle rinnovabili a fronte di grandi potenzialità”.

LE ISOLE PIÙ GREEN – Hanno già raggiunto l’obiettivo Kodiak (in Alaska), King (Australia), le isole Orkney (Scozia), Tilos (Grecia), El Hierro (alle Canarie), Samso (Danimarca), Eig (Scozia), Pellworm (Germania), Tokelau (Nuova Zelanda) e Muck (Scozia). Prossime saranno le isole di Bonaire (ai Caraibi) nel 2017, Capo Verde e Wight (Inghilterra) nel 2020. Sumba (Indonesia) e Bornholm (Danimarca) nel 2025. Mentre nel 2040 toccherà alla Giamaica e, nel 2045 alle Hawaii. Gigha (Scozia) e Aruba (ai Caraibi), invece, arriveranno entro l’anno rispettivamente al 75 e al 50 per cento. E in Portogallo Graziosa raggiungerà il 60 per cento nel 2019. “A detenere il record mondiale – scrive Legambiente nel dossier – è l’isola di El Hierro, la prima ad aver raggiunto l’autosufficienza energetica grazie alle energie rinnovabili e alla grande mobilitazione dei suoi cittadini”. Da giugno 2014 i 10.162 abitanti usufruiscono, per la produzione di energia elettrica, di un sistema di impianti idroelettrici e di impianti eolici. Inoltre è in studio un sistema di mobilità elettrica per tutta l’isola. Altri esempi di innovazione sono in atto nell’isola di King e nelle Azzorre “dove sono stati abbandonati inquinanti impianti diesel, dimostrando di poter migliorare la stabilità di un sistema elettrico”. Nelle aree costiere si sperimentano nuovi sistemi per il recupero di energia elettrica “sfruttando la forza dell’oceano nella sua interezza, sia col moto ondoso, sia con le maree”. Nelle isole Orkney, grazie al movimento delle onde del mare, si è reso possibile convertire l’energia cinetica in energia elettrica.

LE ISOLE ITALIANE SONO INDIETRO – Il paragone con le isole minori italiane è impietoso. I dati evidenziano un ritardo che è rilevante non solo rispetto alle possibilità (a Lampedusa e Pantelleria, alle Eolie come alle Egadi ci sono alcuni dei potenziali di soleggiamento più rilevanti in Italia) ma anche rispetto agli altri Comuni italiani, come i 2.660 Comuni in Italia in cui le rinnovabili soddisfano tutti i fabbisogni delle famiglie o ai 39 Comuni 100% rinnovabili. Si tratta di realtà dove si è riusciti a soddisfare ampiamente i fabbisogni termici ed elettrici grazie ad un mix di impianti diversi da fonti rinnovabili. “La beffa è che oggi i fabbisogni di energia elettrica sono garantiti da vecchie e inquinanti centrali a gasolio” conferma Zanchini, sottolineando che “proprio le difficoltà di approvvigionamento determinano un costo più alto dell’energia elettrica prodotta sulle isole rispetto al Continente”. Il risultato?  “Alle società elettriche è garantito un conguaglio, prelevato dalle bollette di tutte le famiglie italiane, che complessivamente è pari a 70 milioni di euro ogni anno”. Per Legambiente questa rivoluzione “deve diventare centrale anche nel Mediterraneo, dove sono oltre 3mila le isole abitate e dove oggi la sfida è sia energetica, sia”.

LE POTENZIALITÀ – Nel dossier si sottolinea come tutti gli studi dimostrino che da Lampedusa al Giglio, da Favignana a Ponza, “in tutte le 19 isole minori italiane si possa cambiare completamente scenario energetico”. Ci sono progetti in cantiere in alcune isole da parte di Terna, Enea, Enel, “il problema – rileva Legambiente – è che nessuno è ambizioso come quelli delle 20 storie raccontate”. Per Legambiente sono tre i passi da compiere subito: fermare qualsiasi nuova realizzazione o ampliamento di centrali da fonti fossili, approvare il decreto, fermo al Ministero dello sviluppo economico, che prevede di riconoscere la stessa tariffa di cui beneficiano le società che gestiscono l’energia elettrica sulle isole, a chi produce energia da rinnovabili e, infine, approvare un piano per arrivare al 100% da rinnovabili in ogni isola. “È arrivato il momento – conclude Zanchini – di realizzare nelle isole minori italiane un cambiamento che permetta, alle famiglie e alle attività, di prodursi l’energia attraverso un modello distribuito di impianti rinnovabili ed efficienti”.