A lanciare l’allarme era stato Barack Obama. Il presidente degli Stati Uniti aveva dichiarato che esisteva la possibilità che i servizi segreti di Mosca avessero sabotato le mail del comitato democratico per favorire il candidato repubblicano. E lo aveva fatto citando lo scandalo portato alla luce dalla diffusione del contenuto di 20 mila email, sul sito WikiLeaks, scambiate tra i funzionari del partito democratico e lo staff di Hillary Clinton. E così non sorprende la notizia che l’Fbi sta esaminando segnalazioni di possibili intrusioni da parte di hacker di sistemi informatici legati alla campagna della candidata democratica per la presidenza.

Cnn e  New York Times, che hanno riportato la notizia, sottolineano che la cyber-intrusione in dati della campagna di Hillary potrebbe essere opera di hacker russi. Il Federal Bereau ha confermato in una nota che sta analizzando segnalazioni di “cyber-intrusioni riguardanti diverse entità politiche” senza tuttavia identificare i nove destinatari dell’attacco.

Il direttore della Cia, John O. Brennan, parlando al Forum Sicurezza di Aspen, ha rifiutato di commentare gli episodi e i relativi riferimenti a Mosca ma ha detto che “ovviamente, l’interferenza nella campagna elettorale degli Stati Uniti è una questione molto seria e penso che certamente questo governo dovrà trattarla con grande serietà”

Lo staff della Clinton conferma che l’intrusione ha interessato un sistema informatico collegato alla campagna della aspirante alla Casa Bianca, ma nell’ambito di una più vasto attacco alla rete dei computer del comitato nazionale democratico. Il portavoce della campagna elettorale di Hillary, Nick Merrill, ha affermato inoltre che da verifiche condotte fino ad ora non sono emerse indicazioni che il sistema interno della campagna stessa sia stato compromesso.

Solo pochi tre giorni fa il candidato repubblicano Donald Trump aveva bollato come “inverosimili” e “ridicole” le accuse che la Russia stia tentando di favorirlo nelle presidenziali. E aveva aggiunto: “Se sono stati i russi a guidare gli hacker, spero che abbiano le 33mila mail della candidata democratica”.

L’ex First Lady, allo stato, risulta in vantaggio di sei punti sul tycoon secondo quanto emerge da un sondaggio condotto da Reuters/Ipsos diffuso dopo la fine della convention democratica di Filadelfia. L’ex segretario di Stato potrebbe contare sul 41% dei consensi, contro il 35% del candidato repubblicano. La rilevazione, che ha interessato 1.043 elettori, è stata condotta tra il 25 ed il 29 luglio, gli stessi giorni della convention del partito dell’Asinello, che ha incoronato la Clinton come prima donna candidata alla Casa Bianca. La Clinton però non ha battuto Trump anche con l’audience. Il miliardario è stato seguito da 34,9 milioni di telespettatori nel suo discorso di accettazione alla convention repubblicana e ha superato di oltre un milione di spettatori la rivale democratica Hillary Clinton, seguita nel suo discorso alla convention democratica da 33,8 milioni di persone.