The Blair Witch Project: il sequel. Basterebbe questo annuncio per ripetere il gesto di Ezio Greggio a Striscia la Notizia: mettersi sottobraccio in fretta e furia ogni oggetto della propria scrivania e andarsene via. Ma come è possibile? Pure la strega di Blair deve avere un seguito? Ebbene sì. Depistati curiosi e maligni per diversi anni, i maligni più tra i fan dell’horror che tra gli spiriti che infestano i boschi statunitensi dove si girano i film del terrore, ecco arrivare senza preavviso la news che non t’aspetti. Dalle giornate del Comic-Con di San Diego la Lionsgate ha annunciato che il film intitolato fino a ieri Into the woods, titolo originalissimo peraltro per un horror, non è che il sequel ufficiale di The Blair Witch project e si intitolerà Blair Witch, per la regia di Adam Wingard.

Prima della proiezione in pubblico a San Diego nulla è stato rivelato agli ignari spettatori che probabilmente dopo una decina di minuti si sono accorti che il gruppo di protagonisti si stava avventurando nel boschetto di Burkittsville, nel Maryland, dove oramai 17 anni fa scomparvero, narrativamente parlando, Heather, Josh e Mike. Anzi, come si evince dal trailer – quasi tre milioni di visualizzazioni in 48 ore – e dai primi commenti sui social (su Imdb il film ha già un’incredibile media voti di 8,9 ndr) ci sarebbe un fantomatico fratello di Heather che assieme ad un altro assortito gruppetto di giovani avventurieri, maschi e femmine, bianchi e neri, va alla ricerca della sorella scomparsa.

Nulla di nuovo sul fronte dell’horror, stilisticamente girando. Nel senso che l’interpellazione verso la macchina da presa digitale, ma con le accortezze volontarie dell’amatorialità da smartphone, è identica a quella che Heather dispensava al Super 8 di Josh e al 16 mm di Mike. Insomma anche i protagonisti di Blair Witch guardano in macchina, parlano con l’operatore/amico/compagno di sventura, creano una traiettoria diretta con gli occhi dello spettatore. Dall’altro lato, assistiamo alla stessa identica illuminazione che la videocamera offre naturalisticamente al set davanti a sé, soprattutto nelle orrorifiche sequenze notturne, proprio come in The Blair Witch Project del ’99. Nel frattempo, tanto per dirne una, c’è stato Cloverfield (2008) di Matt Reeves, che sui punti di vista “amatoriali”, casuali, finto veristi di ripresa aveva dato gran prova affiancandosi in inventiva al duo Daniel Myrick/Eduardo Sánchez che dal nulla portarono a termine un capolavoro low budget – 60mila dollari di costi per oltre 250 milioni di ricavi in tutto il mondo -. Roba che nemmeno lo sparagnino Roger Corman avrebbe potuto machiavellicamente ideare. Aggiungiamo infine che nel film del 1999 l’autenticità del found footage rasentava la perfezione. I filmati di Heather, Josh, Mike, come scritto nei titoli di testa, erano stati ‘misteriosamente’ ritrovati tra i boschi del Maryland. Ed essendo i tre praticamente attori esordienti, oltre ad aver interpretato se stessi, risultavano fisicamente introvabili durante le prime proiezioni del film, proprio come accadde al capostipite del found footage movie, Cannibal Holocaust (1980) di Ruggero Deodato che per la scomparsa presunta del quartetto protagonista finì assieme al produttore del film davanti ad un giudice accusato di omicidio. Tanto che Francesca Ciardi, Perry Pirkanen, Luca Barbareschi e Carl Gabriel Yorke riemersero improvvisamente dall’oblio in cui Deodato aveva chiesto di rimanere da un anno per salvarlo dalla galera. Molte le analogie tra il film di Myrick/Sanchez e quello di Deodato: entrambi arricchiti dal doppio dispositivo di ripresa, dalla scomparsa apparente dei “non attori”, e, sembra strano, dalla totale mancanza dei social nell’ 80 come nel ’99. Strumento che avrebbe inevitabilmente sbugiardato le versioni ufficiali sulla scomparsa di attori e il ritrovamento dei filmati da loro girati.

Anche se c’è da ricordare che The Blair witch project ebbe una grande campagna di marketing agli albori dell’online grazie ad un sito web ben orchestrato e gestito. Oggi, però, di Blair Witch si sa già tutto. Inutile che il tizio che interpreta il fratello di Heather si metta lì a dire ‘ho ritrovato questi filmati’ e ‘voglio andarci a fondo’. Impossibile l’effetto sorpresa e curiosità attorno al meccanismo testuale. Chiaro che prima di giudicare vedremo il film. Ma nel trailer si ripetono addirittura battute dell’originale. Insomma lo spirito con cui il 16 settembre 2016 gli statunitensi vedranno Blair Witch non sarà dei più positivi, contando anche che nel 2000 uscì Book of Shadows: Blair Witch 2, diretto da un disperato e incapace Joe Berlinger, tutto intento a rievocare le vicende del film del ’99 ma con una indegna messa in scena di serie Z modello Troma.