“Sono qui per presentarvi una persona. C’è questo tizio carino, è alto, magro, ha le orecchie a sventola e io lo amo alla follia”. Così Michelle Obama presentava suo marito poco tempo dopo l’insediamento alla Casa Bianca. “Alcuni mi chiedono come abbia fatto a sposare una donna così favolosa. L’ho implorata in ginocchio più e più volte. E alla fine ha ceduto”, replicava lui.

Da allora sono passati quasi otto anni: otto anni, due mandati, la riforma sanitaria, il salvataggio da 20 miliardi dell’industria automobilistica, la sentenza della corte suprema sui matrimoni gay del 26 giugno 2015, una gestione della politica estera da molti giudicata inefficace, le pressioni (inutili) sul Gun Control e molto altro. Ma a volerla analizzare da un punto di vista squisitamente mediatico, la presidenza di Obama lascia un’America (e il mondo che la osserva) orfana di un uomo che non ha sbagliato una mossa, complice una donna dal carisma eccezionale, la sua Michelle.

Una coppia, quella formata da Barack e Michelle, mediaticamente perfetta. Perché calata nel presente senza esagerazioni: @Potus e @Flotus su Twitter, acronimi moderni ma non esosi, la first lady che usa Snapchat e al Carpool Karaoke canta Beyoncé (proprio lei, ‘quella’ di Crazy in Love che delle voci poi smentite sul tradimento del Presidente era stata protagonista), Obama che scherza con Ellen De Generes e con Jimmy Fallon e ti sembra un intrattenitore nato o un attore di Hollywood, perché no. Nonostante i tumulti, i presunti tradimenti (sempre smentiti), l’ipotetica gelosia di lei e la probabile crisi di una coppia che oltre alle quotidiane beghe è sottoposta a un tam tam mediatico globale lungo quasi dieci anni, i due, Michelle e Barack, riescono a trasmettere un’idea di autenticità.

Chi segue House of Cards, la popolare serie tv basata sugli intrighi alla Casa Bianca, sa quanto la storia di Frank Underwood sia legata a doppio filo a quella della moglie, Claire. La coppia regna, non il singolo. E la coppia della serie tesse trame quasi perfette. “Tesse trame”, appunto. La ‘cifra dell’intrigo’ è sempre presente nei due, come se non fosse possibile diventare e apparire una ‘coppia potente’ in altro modo.

E invece Michelle e Barack ce la fanno. I loro discorsi fatti “col cuore in mano”, le loro foto più schiette di quelle che postano “le coppie normali” sui social network, dopo pose studiate per ore e miriagrammi di filtri. Michelle e Barack li vedi su un palco davanti a milioni di persone e poi ti viene da invitarli a cena a casa tua, che anche se li accogli in tuta poco male, si accontentano del pollo che avevi già preparato e lei deve essere una che si intende di lavatrici, magari ti dice come mandare via quella fastidiosa macchia di vino dalla tovaglia preferita. Già t’immagini il vicino insopportabile venire a chiederti di spostare la macchina che sporge troppo sul suo vialetto d’ingresso e tu mandi Barack ad aprire, per vedere l’effetto che fa.  Che le cose non stanno esattamente così lo sai, ma te ne freghi: Michelle e Barack sono “la coppia della porta accanto”.

Viene da invidiare il loro amore, chissenefrega se poi nell’intimità non ce n’è più. Complicità, tra due così, deve essercene al punto che si fa fatica a immaginare un sodalizio migliore. “Un discorso incredibile di una donna incredibile. Non potrei essere più orgoglioso e il Paese è così fortunato per il fatto di avere lei come Flotus, ti amo Michelle”, ha twittato Obama dopo il (fantastico) discorso della First Lady alla convention democratica. A dare, ancora una volta, un’immagine autentica, quel “ti amo, Michelle” buttato lì, come fosse la lista delle cose da ritirare in tintoria. E quasi non ci pensi ai ghost writer, ai social media manager, a tutti quelli che suggeriscono, propongono, ritrattano. Quasi ti viene da pensare che siano davvero solo loro due: uno che dopo l’avvocato di successo e il presidente degli Stati Uniti probabilmente vincerà un’Oscar. Una che dopo l’avvocato di successo e la first lady probabilmente diventerà Presidente degli Stati Uniti.