Un tuffo e poi tutti in Rete a cercare la scuola giusta per presentare la propria candidatura o sotto l’ombrellone a chiamare l’amico preside per farsi assumere. Passerà alla storia come una selezione da spiaggia quella che si appresta a partire la prossima settimana per 90mila maestri e professori. Al ministero l’hanno definita “chiamata per competenze” ma forse è il caso di parlare di una chiamata ideata da incompetenti che in un anno dall’approvazione della Legge 107 non hanno saputo progettare nulla di meglio che un procedimento farlocco destinato ad aumentare la cultura corrotta degli italiani “costretti” a cercare l’amico per avere un posto di lavoro. Tutto fatto all’ultimo momento.

Ma veniamo ai fatti: il professor Rossi che è giustamente partito per Lampedusa per tre giorni dovrà rinunciare alla spiaggia dei conigli e alle vacanze con la sua famiglia. Dal 6 al 9 agosto altro che abbronzatura e bagni, a lui toccherà passare le giornate davanti al personal computer a cercare sui siti delle scuole del suo ambito quella che cerca uno con le sue esperienze.

Più dura la vita per la maestra Brambilla: quest’estate ha pensato di fare un’esperienza in una missione in Mozambico. E’ partita con un libro, una macchina fotografia e lo stretto necessario. Ma senza Pc. E ora come farà a guardare i siti delle scuole e ad inserire il suo curriculum? Nella missione tra l’altro la connessione non c’è.

Stessa sorte per i presidi: il dirigente Bianchi aveva già prenotato le sue vacanze a Santorini ad agosto ma dovrà rinunciare alle ferie. Il suo periodo di riposo lo dovrà trascorrere in ufficio sotto le pale del ventilatore a scegliere indicatori e guardare decine di curriculum inviati da ogni dove.

A proposito degli indicatori: tra i titoli proposti dal ministero ci sono “attività espressive (teatro, arte, cinema…)”; “legalità e cittadinanza”; “educazione ambientale”; “didattica digitale”. Quando entro in classe leggo il quotidiano con i miei ragazzi; ogni giorno apro l’agenda antimafia e faccio memoria di chi è stato ucciso dalla criminalità organizzata; la lavagna multimediale è sempre accesa per fare italiano, storia e geografia e in “gita” sono andato alla fiera del consumo critico “Fa la cosa giusta”. Chi certifica tutto ciò? Per chi ama questo mestiere questo e molto di più è la quotidianità che non è “registrata” e “riconosciuta” da nessuno se non dallo sguardo interessato degli alunni e dalla soddisfazione dei genitori.

Il pericolo ora è che chiunque possa fare un elenco di esperienze al preside Bianchi per ottenere il posto.

Certo, certo ci potrà essere il colloquio. Dalla spiaggia. “Scusi, preside, la posso richiamare in questo momento ho le mani sporche di crema abbronzante?”.
Entro il 18 agosto i presidi dovranno individuare i loro docenti anche attraverso un colloquio che può essere fatto anche con una videochiamata Skype.
Immaginate la scena: il dirigente Bianchi passerà la giornata davanti allo schermo alla ricerca del suo prof.
“Pronto? Pronto? Non la sento dov’è?”.
“Scusi preside ma sto scalando sul Cervino. Qui prende poco”.
“Pronto sono il dirigente dell’istituto don Milani. Ho visto il suo curriculum possiamo fare un colloquio ora?”
“Proviamo ma io sono a Phnom Penh in Cambogia”.

E poi arriverà l’altra chiamata:
“Caro amico preside. Come stai? Hai visto il mio curriculum?” oppure “Dirigente, sono il sindaco. Le faccio avere il curriculum del figlio di quel mio amico…”.
Solo dei tipi da spiaggia potevano pensare ad una selezione in agosto. Ad un mese dall’inizio della scuola.
Lo scrive uno che sostiene la “chiamata diretta”, uno che crede ad un’assunzione fatta con un colloquio, con una selezione seria. Da tempo denuncio il fatto che un operatore ecologico viene assunto dopo che è stato guardato negli occhi dal suo datore di lavoro mentre un insegnante entra in una classe senza che nessun dirigente l’abbia prima guardato in faccia. Spesso a fine anno, nelle scuole più grandi, i presidi magari neanche sanno il tuo nome.

La chiamata diretta è la strada giusta ma non così. Non fatta dai dirigenti. Ancora una volta il tutto è stato trasformato in un pasticcio nella migliore tradizione italiana.

Aggiornato da redazione web il 26 luglio 2016 – Nota del blogger

Quando il saggio indica la luna lo stolto guarda il dito. Spiace dovermi definire saggio (anche perché non credo di esserlo) ma lo sguardo ossessivo sul mio dito mi consente di fare una riflessione. Per la serenità di chi si è scaraventato sulla mia ignoranza geografica vorrei dare qualche rassicurazione: due anni fa sono stato in Singapore, Vietnam, Cambogia e Malesia, proprio a Kuala Lumpur. Così come nel 1995 sono andato in Mozambico. Mi spiace deludere i miei cari appassionati denigratori ma conosco bene la capitale della Malesia, Kuala Lumpur,  dove ho trascorso alcuni giorni e conosco altrettanto bene Maputo che ho visitato nel 1995 all’indomani della guerra civile tra Frelimo e Renamo. E’ di questa città di Nampula che volevo scrivere nel post: ho immaginato la maestra Brambilla in un villaggio di quella missione. Non ho pensato che Kuala Lumpur si fosse trasferita in Mozambico e nemmeno ho l’ambizione di cambiare la geografia del mondo. Mi sono solo “sconfuso”.