Ai gesti eclatanti, spesse volte spropositati e fuori luogo, il mondo dello spettacolo è fin troppo avvezzo, ma situazioni come quella dell’ultima Tosca a Torre del Lago, nel corso della quale il Maestro Alberto Veronesi ha deciso di abbandonare il podio, meritano certamente un commento a parte. Non un commento, come i tanti già piovuti, sul gesto stesso, dettato a quanto pare da questioni che con la musica, o addirittura con la democrazia (come avrebbe voluto far credere il figlio del celebre oncologo) hanno ben poco a che vedere.

Ciò che infatti getta un’ombra inquietante sul festival pucciniano, guardando oltre i gossip dell’ultima ora, è semmai lo scandaloso trattamento economico di coloro i quali, anno dopo anno, vengono chiamati dalla fondazione del festival a formarne l’orchestra. Per quest’ultima edizione, la 62esima, ai vari professori d’orchestra, maestranze, neanche a dirlo, altamente specializzate, è stata infatti chiesta la disponibilità, a partire dai primi di luglio fino a quasi tutta la prima metà di agosto, per un compenso lordo inferiore ai 50€ a giornata (appena qualche spicciolo in più per le prime parti), qualcosa che al netto, per circa 6-7 ore di duro lavoro giornaliero, corrisponde a meno di 40€: soldi che, stando alla passata edizione del festival, rischiano anche di essere versati con mesi e mesi di impietoso ritardo, e che ci costringono a una prima, sofferente, considerazione: a fare le pulizie, in Italia, si guadagna meglio e in minor tempo.

Condizioni, quelle appena descritte, grazie alle quali, com’è facile immaginare, gli orchestrali con maggiori opportunità lavorative fuggono altrove, dove cioè trovano compensi maggiori e maggiormente commisurati al livello di professionalità. Paghe, quelle offensivamente proposte agli orchestrali pucciniani, rovinosamente calate anno dopo anno, come a calare sono anche i giorni di effettivo impegno lavorativo dei professori d’orchestra: più di 40 fino a pochissimi anni fa, poco più di 20 oggi. La metà delle prove insomma per preparare opere che dovrebbero degnamente rappresentare, nel luogo della sua sepoltura, la figura dell’immenso Puccini, con una conseguente quanto ovvia trascuratezza nella messa in scena.

L’orchestra pucciniana precipita così a un livello qualitativo decisamente inferiore alle aspettative di coloro i quali, provenienti da tutta Italia e dall’estero, arrivano a spendere fino a 159€ per un singolo biglietto del festival. Ad aggravare maggiormente la situazione degli orchestrali si aggiungono poi quei giorni di prova che cadono a cavallo della pausa pranzo, per la quale i vari professori d’orchestra non beneficiano nemmeno di buoni pasto o simili. Unica alternativa, a meno di non voler decurtare la già misera paga presso ristoranti o bar delle vicinanze, quella di portarsi il pasto da casa: una situazione che definirla tragicomica è dir poco.

Tagli alle paghe, tagli alle prove, tagli ovunque tranne che agli stipendi, in simili circostanze sproporzionati, delle figure dirigenziali: basti pensare in tal senso al direttore generale Franco Moretti che, sebbene abbia provveduto ad abbassarsi lo stipendio, come risulta dall’amministrazione trasparente del sito web del festival, giunge oggigiorno a percepire 77.305€ lordi annui: cifra decisamente inadeguata se posta in relazione al trattamento economico degli orchestrali. Sullo sfondo di siffatte ingiustizie si stagliano inoltre le clamorose rinunce, a ingaggi già annunciati, di cantanti del calibro di Martina Serafin, Angela Gheorghiu e Ramòn Vargas, anche loro volati verso lidi migliori a causa, a quanto pare, delle improbabili condizioni economiche imposte dalla direzione del festival.

Insomma, quella che doveva essere una delle eccellenze italiane, il festival che doveva rendere onore al sommo Puccini, si riduce a una specie di messinscena in luogo della quale i migliori fuggono altrove. Quelli che invece decidono di restare si ritrovano impegnati in un lavoro tanto sacrificante quanto, viste le condizioni, umiliante, un lavoro a fronte del quale, d’improvviso, assistono increduli, tanto loro quanto il pubblico sbraitante, alla strumentalizzazione di una strage, quella di Nizza, utile nella circostanza a giustificare un gesto, quello del direttore uscente, di dubbia o nulla credibilità.

Riceviamo e pubblichiamo la seguente rettifica

In merito all’articolo pubblicato lo scorso 23 luglio da “Il Fatto quotidiano” riteniamo doveroso rettificare quanto scritto dal Signor Fabrizio Basciano le cui fonti sono, quanto meno inattendibili:

1)  l’Orchestra, che si avvale di organici stabili dal 1997 formatisi tramite audizioni, è, dal 2013, esternalizzata e il rapporto è regolato da rigorosi accordi con la Fondazione Festival Pucciniano; i Professori d’orchestra, quindi, non sono contrattualizzati dalla Fondazione  Festival Pucciniano ma dall’Associazione Filarmonica Puccini, formata dagli stessi musicisti.

2) La paga giornaliera è sicuramente bassa in relazione alla professionalità dei musicisti presenti in orchestra ma non certo umiliante o inadeguata a garantire una buona qualità delle prestazioni. Metà degli 80/90 professori d’orchestra impegnati nell’esecuzione delle opere in cartellone è contrattualizzata come “autonomo”, l’altra metà, musicisti di fila è assunta come “lavoratore stagionale”; uno strumentista di fila con contratto di subordinazione a tempo determinato percepisce tra 60 e 65 euro netti al giorno godendo, lo stesso musicista anche della diaria.

Le giornate di lavoro per l’orchestra sono, per il festival in corso, 29 e, a fine contratto, il musicista ha riconosciuto in busta paga riposi e ferie non godute. Va da se quindi, che per  29 giornate un musicista di fila vedrà riconosciuto un salario netto di per 1740/1885 e, a fine contratto, in busta paga riposi e ferie non godute. Il contratto di lavoro infine consente al lavoratore di percepire tutte le indennità previste: malattia, maternità, disoccupazione.

I musicisti inquadrati come “autonomi”, circa la metà dell’orchestra ha un contratto da autonomo e, a seconda del ruolo, percepisce una retribuzione che va da 85,00 € a 200,00 € giornaliere lorde. Riguardo poi agli orari di lavoro citati dal giornalista, si precisa che questi non sono 6/7 ore ma 5 ore al giorno in caso di prestazione suddivisa in due turni, 4 ore in caso di turno unico; nei giorni di recita la prestazione si assolve con la durata della stessa ovvero circa 2,50 ore.

3) La prestazione artistica di questa Orchestra non “precipita così a un livello qualitativo decisamente inferiore” dato che questa è formata da un organico stabile da anni. Gli aggiunti sono chiamati tramite audizioni o perché già collaboratori. Quest’anno l’Associazione ha aperto le porte anche a musicisti stranieri, dalla Francia al Messico, professionisti stabili in orchestre dei Paesi di appartenenza e riceviamo sempre più richieste da parte di musicisti stranieri che ambiscono a suonare con la nostra orchestra, riconoscendo alla nostra e nel Festival Puccini un punto di rifermento nell’esecuzione del patrimonio Pucciniano.

Dipingere il professionista della nostra Orchestra come un musicista che gira con la “schiscetta” e accetta di venire a suonare al Festival come ultima spiaggia è offensivo e non contribuisce ad affrontare le problematiche di un settore che avrebbe bisogno di riflessioni serie ed approfondite parlando delle paghe basse, dovute a molti fattori, in primis la riduzione dei finanziamenti.

Valerio Galli, Presidente dell’Associazione
Gabriele Bellu, Primo Violino dell’Orchestra

Controreplica del blogger

Le fonti alle quali ho attinto per la stesura del pezzo (che comprendono documentazione scritta) sono più che attendibili. Da queste emerge chiaramente un dato: la paga giornaliera dell’orchestrale di fila è di 48€ lordi, che al netto, togliendo la ritenuta d’acconto, fanno esattamente 38,40€. La replica dell’Associazione non crea alcuna distinzione tra paga effettiva (i suddetti 38,40€ netti) e la diaria, consistente in rimborsi benzina e/o buoni pasto, di 20€: i due numeri vengono nella replica sommati fra loro senza considerare che il rimborso benzina non crea reddito e nulla ha a che vedere con la paga effettiva dell’orchestrale di fila. I giorni di lavoro effettivi sono inoltre meno di quelli segnalati nella replica per diversi degli orchestrali di fila, non essendo gli stessi coinvolti in tutte le produzioni previste per l’attuale edizione del festival.