“Era luglio e faceva caldo e io stavo interrando piantine e l’idea dell’omicidio manco mi passava per l’anticamera del cervello“. Luglio, caldo, interrare piantine. Hap Collins vive una situazione piuttosto solita solo che a lui, poco dopo, capita d’avere a che fare con delitti, morti ammazzati e un “piccolo scheletro ingiallito, nero in certi punti” con il teschio girato a guardarlo dritto in faccia. E’ l’incipit di Mucho Mojo, romanzo che racconta una delle tante ‘storiacce’ che hanno come protagonista il giovane Hap, insieme al suo amico Leonard: la coppia di detective improvvisati più sghemba del Texas orientale, nata dalla penna di Joe Lansdale.

Lansdale, classe ’51, è uno degli scrittori statunitensi più amati nel nostro paese: western, noir, horror, pulp, fantasy sono i generi che s’incontrano nei suoi romanzi. Storie intrise di una forte vena ironica, disincantata e tagliente. Storie che ti tengono attaccato al libro (o allo schermo: la saga di Hap e Leonard è diventata una serie tv). Storie che mantengono sullo sfondo il suo Texas arso dal sole e scheggiato dal razzismo, nell’eterna lotta, quantomai attuale, tra volontà di integrazione e ottuso pregiudizio: “Un libro noir non è solo una fiction – dice Lansdale a FQMagazine – ma anche un’ottima occasione per toccare temi e idee di grande attualità”. “E ovviamente è anche anche un mezzo per tenere lontane le preoccupazioni del quotidiano – continua –  è semplice e puro divertimento. A volte leggi cose veramente brutte e così finisci per pensare “dai, alla fine non mi sta andando così male”. Oppure puoi vivere le storie del protagonista, immedesimandoti in lui: puoi essere il ragazzo cattivo e quello buono. Quasi tutti conoscono la differenza tra finzione e realtà e quelli che non la conoscono, beh, non possono certo biasimare la fiction ma solo loro stessi: la maggior parte della gente che legge di crimini non ne compie, ci sono statistiche a confermarlo”.

Uno ci parla, con Lansdale, e scopre di avere a che fare con un tipo schietto, loquace, disponibile al punto che potresti intrattenertici per ore davanti al bancone di uno di quei bar da immaginario hopperiano, colori accesi e strade polverose. Uno ci parla, con Lansdale, e gli viene in mente di farsi consigliare dei libri, per soddisfare la curiosità di sapere cosa ama leggere uno scrittore così apprezzato e prolifico. E, sì, per portarsi in spiaggia dei libri suggeriti mica da qualcuno a casaccio. Uno gli chiede otto romanzi imperdibili e lui ti butta giù una lista dei suoi titoli preferiti. Tutti ‘classici’, manco a dirlo, quasi a voler richiamare alla mente Calvino che nel suo “Perché leggere i classici?” provocava e spiegava come “i classici siano libri che quanto più si crede di conoscerli per sentito dire, tanto più quando si leggono davvero si trovano nuovi, inaspettati, inediti”. Calvino, magari, non pensava a Chandler, amatissimo da Lansdale (i suoi libri li consiglia tutti) e nemmeno a Cain. Ma se è vero che “un classico è un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire”, qualunque sia il genere, la lista di Lansdale è un utile consiglio per un’estate già a metà.

 

ilpostinosuonasempreduevolteIl postino suona sempre due volte di James Cain

Pubblicato nel 1934, racconta la passione scarna e spietata tra l’avventuriero Frank Chambers e la bella Cora, “il desiderio fatto realtà”. Drammatico e attuale, è stato riadattato per il cinema nel 1946 (con Lana Turner e John Garfield) e nel 1981 (con Jack Nicholson e Jessica Lange).