Il bail in, cioè il salvataggio delle banche a spese di azionisti, obbligazionisti subordinati e correntisti con più di 100mila euro sul conto, dovrebbe “essere evitato a tutti i costi” perché sarebbe “il colpo di grazia per i risparmiatori”. Il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio, intervistato dal Financial Times che lo definisce “il principale rivale politico di Matteo Renzi“, sostiene che sul tavolo dei negoziati tra la Commissione Ue e Palazzo Chigi “non c’è solo il futuro politico di Matteo Renzi, ma c’è in gioco anche il futuro economico della Ue“. La posizione, del resto, è quella sempre espressa dal Movimento 5 Stelle, che quando il Parlamento italiano, nel luglio 2015, ha recepito la direttiva sul bail in, ha votato contro insieme a Forza Italia, FdI e Lega.

Nel lungo colloquio con il corrispondente da Roma James Politi, intitolato “Il M5S invita Bruxelles a salvare le banche italiane”, l’esponente del direttorio M5S spiega che se per il Monte dei Paschi di Siena, prima dell’eventuale intervento dello Stato, scattasse il burden sharing a carico dei risparmiatori, “i cittadini dovrebbero pagare per errori che non hanno commesso”.

Il Financial Times, che anche nelle scorse settimane aveva auspicato che la Ue non si mostrasse “intransigente per evitare di “diffondere il panico” nell’Eurozona, ribadisce poi che il M5S “è emerso come la principale minaccia politica per Renzi negli ultimi mesi. Ha guadagnato posizioni nei sondaggi, al punto che ora è testa a testa, se non anche leggermente più avanti del Pd. E ha anche preso il controllo dei governi locali di Roma e Torino, la prima e la quarta più grande città, nelle recenti elezioni per il sindaco”. E “Di Maio, trentenne napoletano, è considerato il più probabile primo ministro nel caso in cui il M5S dovesse vincere in un prossimo futuro”.

Politi passa poi in rassegna le differenze tra Di Maio e Grillo. “Anche se ancora guidato dal sardonico comico Beppe Grillo, il M5S è ora gestito da una nuova generazione di leader più giovani che hanno cercato di trasformare il Movimento – con alterne fortune – da una forza politica di protesta in una percepita in grado di governare la nazione”. Di Maio, ricorda poi l’articolista, “ha detto di non credere che l’Italia dovrebbe considerare di lasciare l’Unione europea, ma chiede un referendum non vincolante sull’adesione all’euro. E ritiene che anche altri membri della moneta unica dovrebbero ripensare la loro permanenza”.