Dure scudisciate del giornalista de Il Fatto Quotidiano, Andrea Scanzi, al governo Renzi e al Pd, nel corso de La Gabbia Open (La7). Il tema centrale è il referendum sulle riforme costituzionali, argomento sul quale Scanzi esordisce rivalutando ironicamente Massimo D’Alema. Poi osserva: “Siamo di fronte a una classe dirigente (e faccio fatica a chiamarla sia ‘classe’, sia ‘dirigente’) fatta da personaggi impreparati, arroganti, supponenti, ignoranti e pericolosissimi, perché non sanno di essere pericolosi”. E aggiunge: “C’è un livello bassissimo del marketing della campagna di disinformazione attuata dai renziani. La Moretti invita a votare Sì al referendum, così si abbatte la povertà. Renzi dice che abbatterà la disoccupazione. La Boschi afferma che in caso di Sì abbatteranno il terrorismo. Cioè tu fingi di abolire il Senato e l’Isis lo scopre e non viene più da noi. La Boschi è sempre molto lineare”. Il giornalista si sofferma sulla riforma della Costituzione: “Ovviamente se chiedi di riscriverla a Boschi e a Verdini, sarà scritta malissimo. Basti pensare all’art. 70, che allo stato attuale è lineare: la funzione legislativa esercitata collettivamente dalle due Camere. Sono nove parole. In questa pseudo-riforma ci sono 439 parole che generano una sorta di supercazzola collettiva perché arrivi alla fine e non ci hai capito niente”. E rincara: “A una come la Boschi stiamo dicendo di riscrivere la Costituzione. Anzi non le diciamo nulla, è lei che se lo dice da sola”. Scanzi rifila sonore stoccate anche alla minoranza dem e al presidente della Repubblica. Poi chiosa: “Oggi le persone non sono più una priorità. La priorità di Renzi non è né il cambiamento, né la giustizia sociale, ma la conservazione del suo potere. E qual è la maniera perfetta per mantenerlo? Fare questo combinato disposto pericolosissimo: Italcum-Riforma costituzionale. A quel punto, l’uomo più potente d’Italia diventa il presidente del consiglio, che governa tutto. E io di vivere con un presidente del consiglio chiamato Renzi che decide tutto un minimo di paura ce l’ho