13445656_1272039432820371_4992913979858047129_n“Sono tempi scuri, una vita fatta di lacrime e paure. Questo è il futuro dove le madri fanno crescere i bambini”. Così si apre Fuoco feat. Zulù dei 99 Posse, il singolo che ha anticipato l’uscita di Overcome, il secondo album degli Indubstry. Prodotto da Suonivisioni e distribuito da Audioglobe. L’altro ospite d’eccezione dell’album della band campana è Clementino in Paren e Mast. Entrambi presenti negli unici due brani cantanti in dialetto napoletano. Infatti La fabbrica del dubFilippo D’Avanzo voce, Francesco Punziano chitarre, Giancarlo Aquilonia batteria, Domenico Vitolo tastiere e Alfonso D’Ambrosi basso – da sei anni produce uno dei migliori suoni dub campani su cui si innestano melodie cantate in lingua inglese. Overcome cerca di andare oltre i confini culturali e musicali nostrani, sulla scia della felice stagione musicale nata a Napoli negli anni ’90, con  gli Almamegretta, 99 Posse e 24 Grana. Un disco compatto con un suono corposo e cupo, che ricorda i migliori Steel Pulse, da non perdere per chi ama il genere.

Come nasce il vostro amore per il dub e il reggae?

Pur venendo da percorsi musicali differenti – spiega il cantante Filippo D’Avanzo – abbiamo trovato nel dub e nel reggae il nostro comune denominatore. Con Francesco già avevamo usato il reggae e il dub nel progetto crossover, che avevamo prima di Indubstry e anche Giancarlo, Domenico e Alfonso, nel loro progetto elettronico precedente avevano sperimentato a livello di effettistica applicata agli strumenti suonati. Così quando ci siamo incontrati abbiamo deciso di farci trasportare dal dondolio del reggae e dalle dilatazioni temporali del dub, continuando a contaminarlo di altre atmosfere.

Come sono nate le collaborazioni con Zulù e Clementino?

Sia Zulù che Clementino sono innanzitutto degli amici, e siamo contenti e onorati della loro presenza in Overcome. Abbiamo avuto modo di conoscere Luca, perché abbiamo aperto varie date del tour dei 99 posse. Da lì è nata un’amicizia che ha portato alla collaborazione. Luca ci è sembrata la persona ideale per completare il pezzo, per la sua cifra stilistica e per ciò che rappresenta da oltre 25 anni. Infine Clementino è un talento indiscutibile, e già da prima che avesse il successo che si merita avevamo avuto modo di collaborare. Abitiamo vicino e quindi viviamo la stessa realtà. Parliamo lo stesso linguaggio. Per tutti questi motivi l’abbiamo scelto e poi è sempre un piacere collaborare con Clemente perché è un po’ come incontrare un fratello che ce l’ha fatta e che sta lontano, ma che quando torna ti fa capire di non essere cambiato.

Come mai la scelta di cantare in Inglese?

La scelta di cantare in inglese è data dalla musicalità di questa lingua e dalla possibilità di raggiungere molte persone. Oramai siamo in un contesto globale, mangiamo globale, ascoltiamo musica globale e non trovo strano provare a fare girare un messaggio anche tra chi non è campano o italiano. Trovo interessante raccontare la nostra realtà locale a chi magari vive in un altro Stato e vedere come, alla fine, le problematiche siano comuni. Ci sarebbe da chiedersi perché invece ascoltiamo tanta musica in inglese di cui pochi comprendono il testo. D’altronde si potrebbe dire lo stesso della canzone napoletana, i cui grandi classici sono famosi ormai in tutto il mondo, forse proprio perché le melodie e le parole stesse, hanno una immensa musicalità. Ed è quello che cerchiamo di fare con la nostra musica.