Due arresti per le bombe carta esplose nei mesi scorsi davanti a quattro chiese della diocesi di Fermo. Il caso era stato sollevato da don Vinicio Albanesi, responsabile della comunità di Capodarco, che dopo l’uccisione del nigeriano Emmanuel Chidi Namdi per mano di un attivista di estrema destra, aveva ricordato il clima di intimidazione nei confronti dei sacerdoti della zona. La mattina del 20 luglio i carabinieri del comando provinciale di Ascoli Piceno hanno dato esecuzione a due provvedimenti restrittivi emessi nei confronti di due uomini, presunti autori dei danneggiamenti con esplosivo in danno di quattro chiese dell’arcidiocesi di Fermo, avvenuti tra febbraio e maggio di quest’anno.

Gli arrestati sono Martino Paniconi, 40 anni, e Marco Bordoni, di 30, entrambi residenti a Fermo. A loro i carabinieri di Fermo e Ascoli Piceno, in collaborazione con il Ros di Ancona, sono risaliti attraverso appostamenti e intercettazioni ambientali. In casa dei due sono state trovate delle micce, oltre a barattoli in lamiera e i resti di lavorazione di ordigni rudimentali. Fondamentale anche la prova del Dna da un’impronta digitale. I due indagati sono ultrà della Fermana Calcio, con simpatie anarchiche.

Uno dei due sarebbe una sorta di ideologo, passato dall’estrema destra all’estrema sinistra. Secondo le accuse, è stato lui a dare incarico all’altro fermato di confezionare gli ordigni che avrebbero poi materialmente posizionato insieme nei luoghi da colpire. I due fermani, che vivono facendo lavori saltuari, sono stati arrestati per ordine della Procura di Fermo con l’accusa di danneggiamento aggravato e violazione della legge in materia di armi, relativamente al confezionamento e al possesso degli ordigni.

Gli ordigni fatti esplodere negli ultimi mesi davanti ad altrettante chiese di Fermo sono quattro: tra febbraio e marzo due bombe rudimentali sono scoppiate davanti al Duomo e davanti all’ingresso della chiesa di San Tommaso, nel quartiere di Lido Tre Archi. Nella notte tra il 12 e il 13 aprile, un altro ordigno ha danneggiato l’ingresso della chiesa di San Marco alle Paludi, parrocchia retta da monsignor Vinicio Albanesi della Comunità di Capodarco. A fine maggio, un ordigno inesploso era stato trovato davanti alla Chiesa di San Gabriele dell’Addolorata.

L’inchiesta sui quattro episodi è condotta dalla Procura di Fermo. Tra le ipotesi fatte finora, quella di gesti intimidatori nei confronti della chiesa fermana, particolarmente attiva a fianco di poveri, immigrati, disagiati. “Siamo una chiesa che dà fastidio”, aveva detto lo stesso don Vinicio in occasione dell’attentato a San Marco. Poi, dopo l’omicidio di Emmanuel, il sacerdote aveva sostenuto che dietro gli episodi ci sia lo stesso clima: “Un contenitore di un magma formato da violenza, aggressività, frustrazione, esibizionismo”, non organizzato ma formato da “schegge impazzite in grado di coagularsi all’occorrenza”.