Niente semifinali di Coppa Davis. La corsa dell’Italia si è fermata nei quarti, contro l’Argentina del rinato Juan Martin Del Potro (schierato però solo in doppio) ma soprattutto di Federico Delbonis, protagonista a Pesaro con le due vittorie decisive nei due singolari. All’Italia non è bastato giocare in casa: è finita 6-4, 7-5, 3-6, 7-5. E neppure il grande cuore di Fabio Fognini, che ha disputato tre match per oltre nove ore di gioco in 24 ore. Perdendone due, è vero. Ma stavolta mettendo in campo davvero tutto ciò che aveva e uscendo tra gli applausi del suo pubblico.

La sfida, difficile soprattutto per il cattivo stato di forma degli azzurri, si è messa in salita già venerdì, quando Andreas Seppi ha perso 3-1 il primo incontro con Delbonis. Match ad armi pari fra due giocatori equivalenti, in cui l’altoatesino non è riuscito a sfruttare i momenti chiave nei tie-break del primo e del quarto set. Una fotografia di come sarebbe poi andato tutto il weekend. Il resto lo ha fatto la pioggia, che ha ritardato il programma e complicato il piano del capitano Corrado Barazzutti. Col secondo singolare rinviato a sabato, Fabio Fognini è stato chiamato agli straordinari. Prima in campo da solo contro il veterano Juan Monaco (3-0 secco, quasi una formalità), poi insieme a Paolo Lorenzi per il doppio indicato sin dalla vigilia come il punto chiave di questo quarto di finale. L’Italia lo ha perso, ma con grande rammarico: i due azzurri, presi a pallate per i primi due set da Del Potro e Pella, si sono improvvisamente risvegliati e hanno rimontato portando la sfida al quinto, dove hanno avuto diverse occasioni per vincerla, prima di cedere 6-4 dopo oltre quattro ore di battaglia.

A quel punto ci voleva un’impresa, addirittura un miracolo dopo che domenica ancora Fognini, al terzo match in 24 ore, è scivolato sotto 2-0 contro Delbonis. Il ligure stavolta ci ha provato davvero a realizzarlo. Visibilmente provato dal triplice impegno, ha tentato una rimonta disperata e quasi sfiorata: dopo aver vinto il terzo set, ha avuto quattro set-point per arrivare al quinto. E poi chissà. Sul 2-2, magari l’Argentina si sarebbe affidata a Del Potro per l’ultimo singolare contro Seppi (o Lorenzi), in una partita chiusa sulla carta ma aperta a qualsiasi esito in Coppa Davis. Purtroppo Delbonis è stato ancora più bravo di Fognini, e ha chiuso i giochi prima. Onore comunque agli argentini, che hanno avuto il merito di giocare al meglio per tutto il weekend tutti i punti decisivi.

Soprattutto questo – i dettagli, un po’ di fortuna – ha fatto la differenza in un quarto di finale molto equilibrato. L’Italia deve prendersela con gli infortuni (determinante specie quello di Bolelli, pilastro del doppio) ed il maltempo. Un po’ forse anche con se stessa: perché la pioggia a metà luglio è un imprevisto, ma scegliendo un campo dotato di un sistema di illuminazione Fognini avrebbe almeno potuto cominciare il suo singolare venerdì, senza essere costretto a quella maratona che ha inevitabilmente pagato. Alla fine, però, il risultato è più che giusto: in questo momento l’Italia del tennis non vale assolutamente le prime quattro del mondo. Ha una rosa troppo corta (è bastata l’assenza di Bolelli e la condizione precaria di Seppi a mandare in crisi il capitano Barazzutti), viene da risultati disastrosi negli ultimi mesi. E anzi può sorridere per aver ritrovato in maglia azzurra il miglior Fognini. Avanza l’Argentina, che in semifinale incontrerà la Gran Bretagna campione in carica, ma al momento orfana di Murray. E che comunque noi avevamo già battuto nel 2014. Un motivo di rimpianto in più in una stagione tutta da dimenticare.

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