“Erano appena finiti i fuochi d’artificio e abbiamo sentito quei colpi e abbiamo capito subito che erano colpi diversi, che erano armi da fuoco. Ci siamo buttate a terra e siamo rimaste lì impietrite, noi e le centinaia di persone che ci stavano attorno. Non so quanto è durata. Appena finiti gli spari, abbiamo cominciato a correre in mezzo alla folla. Correvano tutti, c’erano donne, tantissimi ragazzi e bambini, famiglie con bambini“. Tra i testimoni della strage di Nizza, in cui un tir ha ucciso a 80 chilometri all’ora 73 persone ferendone oltre 100, c’è anche una giornalista dell’Adnkronos. Si trova nella città francese con una amica italiana.

“Siamo sotto choc. Era una serata di festa, bellissima. Siamo vive per miracolo perché la casa della mia amica è a poche centinaia di metri da dove si è sparato e la nostra corsa tra la folle è durata poco, ci siamo buttate in casa e ora siamo qui. Sotto la nostra finestra c’è un posto di blocco. Non possiamo uscire di casa. Ci hanno detto di restare dentro”.

La cronista ricostruisce i momenti che hanno preceduto la strage. “Eravamo davanti al Mercure, vicino al Mediterranee sulla promenade. Erano appena finiti i fuochi quando abbiamo visto un plotone, saranno stati un decina, di agenti della gendarmerie. Hanno attraversato al folla a passo di marcia. E ci è subito sembrato strano. Ci siamo dette: ‘Meglio così, siamo più sicure. Ho detto alla mia amica di andare verso il Negresco, nella direzione in cui sono andati i gendarmi e lei mi stava dicendo di no quando, in quel momento esatto, sono iniziati gli spari ed è stato il panico. La gente che correva, spinte, strattoni, tavolini dei bar buttati per aria. Una cosa che solo nei film avevamo visto”.