L’educazione dell’infanzia nella “rossa” Toscana è sempre più nelle mani dei privati. I bambini tra i 3 e i 5 anni, infatti, frequentano scuole paritarie private dove un quinto del personale è religioso e un terzo degli insegnanti sono suore. Un sistema d’istruzione dove privato e pubblico si integrano con tanto di benedizione della giunta regionale. È la fotografia tracciata dal rapporto sul sistema infanzia stilato dalla direzione istruzione e formazione di palazzo Panciatichi.

I servizi educativi per la prima infanzia (bambini dai 3 ai 36 mesi) sono gestiti per il 52,7% dal privato e dal 47,3% dal pubblico. Una ricettività che dopo anni di sostanziale crescita, diminuisce in tutte le Province rispetto all’anno educativo precedente: si passa da 29.686 a 28.652 posti. Un calo che investe sia i privati che i pubblici che confermano comunque la propria prevalenza (15.992 posti) anche se i primi potrebbero a breve rappresentare un potenziale ricettivo di pari peso visto che già oggi offrono 12.660 posti.

Da notare che il sorpasso è dietro l’angolo: rispetto al 2007, infatti, a fronte di una ricettività pubblica lievemente diminuita (-3,7%) i servizi privati vedono incrementare la propria offerta del 45,8% con una punta del 94,6% nella provincia di Lucca. A spiegare i numeri è Sara Mele, dirigente del settore educazione ed istruzione della Regione: “Lo 0-3 è una realtà di servizio a domanda individuale dove è importante la presenza del privato sociale. L’unità di offerta privata negli ultimi due anni ha superato quella pubblica ma i posti complessivamente messi a disposizione dalle strutture pubbliche sono maggiori. In prospettiva se il tasso di crescita delle private va avanti e contemporaneamente si ha a che fare con la chiusura di quelle pubbliche, ci può essere un ribaltamento della situazione”.

Il segno meno si nota anche rispetto alle domande d’iscrizione: all’inizio dello scorso anno erano 30.854, in diminuzione rispetto all’anno precedente sia rispetto al 2007/2008 dove si registravano 33.574 richieste. “Le domande – spiega Mele – sono diminuite per effetto del fattore demografico e del contesto economico degli ultimi anni: il calo dell’occupazione femminile ha inciso parecchio”.  Secondo il dossier presentato la capacità di risposta alla domanda a livello regionale è stata potenziata fino ad arrivare al 92,9%: ogni 100 domande presentate esistono 93 posti disponibili.

Anche in questo caso il privato batte il pubblico: i posti nei servizi statali non sono sufficienti mentre quelli nei privati sono abbondantemente superiori alla domanda.
Netto, invece, il miglioramento per quanto riguarda le liste d’attesa. All’inizio dell’anno il 16,6% delle domande d’iscrizione non ha trovato un’adeguata disponibilità ma va detto che vi è un cambiamento rispetto al 2007-2008: da notare il differente livello di criticità tra i servizi pubblici e i privati, dove la percentuale di domande non soddisfatte ammonta rispettivamente al 20,6% e al 5,2%.

Resta il fatto che la Regione Toscana ha raggiunto da cinque anni l’indicatore di Lisbona che definisce l’obiettivo per il livello di accoglienza nella rete dei servizi educativi.  Non cambia la musica nella scuola dell’infanzia (3-5 anni): la diminuzione degli iscritti lo scorso anno è stata di 1.000 bambini rispetto al 2013/2014 ma in questo caso la maggior parte degli istituti sono statali (67,4%) a fronte di una minoranza di scuole paritarie private (24,7%) e pubbliche (7,7%).

Da notare in questo caso che il rapporto tra personale educativo e bambini risulta molto più favorevole nella statale e nella paritaria comunale rispetto a quella privata in tutte le province.
La tendenza a strizzare l’occhio al privato sembra essere, comunque, nel Dna della giunta: “Siamo la Regione – spiega l’assessore all’istruzione Cristina Grieco – che per quanto riguarda le scuole d’infanzia abbiamo cercato di sostenere da sempre la statale investendo per abbattere le liste d’attesa pagando con risorse regionali i docenti dal 2009, accompagnando il processo di statalizzazione delle sezioni. Non vediamo comunque di mal occhio le paritarie gestite da privati perché danno risposte non solo di tipo confessionale: sono scuole dove si iscrivono bambini di etnie diverse. Hanno orari di apertura che a volte danno risposte utili alle famiglie. In Toscana le famiglie possono scegliere: chi opta per una scuola di quel tipo fa una scelta educativa. Riconosciamo nella paritaria privata una scuola che dà risposte alle famiglie e funziona molto bene in termini di offerta educativa ma anche di flessibilità. Non abbiamo barriere ideologiche”.