Il francese sapeva come muoversi in Italia. Regis Faure, direttore generale della Gl Events Italia, filiale italiana della multinazionale francese, cercava contatti e aiuti dall’ex sindaco di Torino Piero Fassino e da altri amministratori locali. Poi si avvaleva delle informazioni ottenute da “un uccellino”, Roberto Fantino, direttore commerciale e marketing di Lingotto Fiere, società di Gl Events che gestisce il polo fieristico torinese, tramite Valentino Macri, segretario generale della Fondazione per il libro, l’ente pubblico che organizza il Salone internazionale del libro. Questo è lo spaccato che emerge dall’ordinanza di custodia cautelare con cui il gip Adriana Cosenza ha ordinato la carcerazione di tutt’e tre e gli arresti domiciliari di un quarto, Antonio Bruzzone, direttore generale di Bologna Fiere.

Riepilogando: nel settembre 2015 la fondazione indice una gara per concedere al miglior offerente l’organizzazione logistica (vendita spazi per gli stand, biglietti…) del Salone del libro “da realizzarsi esclusivamente in Torino presso il Lingotto Fiere”, una “clausola essenziale e imprescindibile”. In incontri riservati e telefonate Macri fa una cosa che non dovrebbe, informa costantemente Fantino sulle fasi della gara e sull’arrivo di offerte concorrenti: “Ciao Roberto… Solo per dirti che è arrivata una terza manifestazione… Bologna fiere… naturalmente non sai nulla. V”. Quelli del Lingotto e di Gl Events Italia si allarmano, così anche molte società che da anni lavorano con gli affidamenti diretti. Tutto però viene risolto: Gl Events ha una piccola percentuale di Bologna Fiere, così Fantino e Bruzzone discutono e quest’ultimo decide di non ostacolare i torinesi. A dicembre nella fondazione Macri, responsabile del procedimento, e la commissione valutativa aprono l’unico plico con le offerte giunte ed è quello di Gl Events Italia.

C’è però un problema. Tra la fine del 2015 e l’inizio del 2016 la concessione non viene ufficialmente aggiudicata perché la Fondazione per il libro, partecipata da Città di Torino, Regione Piemonte e l’Associazione italiana editori, è in grosse difficoltà economiche (dovute anche agli alti costi d’affitto imposti dal Gl Events per gli spazi del Salone e gli scarsi ricavi garantiti in passato), al punto che un consigliere, il segretario generale della Compagnia di San Paolo Piero Gastaldo, dice agli investigatori: “In un’organizzazione di carattere privatistico, io stesso avrei proposto di dichiarare lo stato fallimentare”. Servono i soldi degli enti pubblici, senza i quali la Fondazione non può pagare Gl Events per l’inizio dei lavori.

A questo punto il manager francese decide di muoversi ad alti livelli. Come scrive il gip Cosenza, Faure “metteva a parte delle prossime fasi della vicenda anche gli amministratori locali Braccialarghe Maurizio, nonché l’assessore regionale per la Cultura, Parigi Antonella”. Telefona all’allora assessore ed ex manager Rai “per manifestare le proprie aspettative ed i propri auspici rispetto all’attesa aggiudicazione”, osserva il gip, mentre secondo il sostituto procuratore Gianfranco Colace “questa telefonata denota un tenore di estrema confidenza tra i due interlocutori nonostante uno sia esponente politico e di un’amministrazione che di fatto è parte della Fondazione del libro, ente appaltante della gara in oggetto, e l’altro sia il vertice di una delle società che ha partecipato al bando stesso”.

Pochi giorni prima di Natale Fantino spiega a Faure di aver incontrato Macri, il quale gli ha riferito che la fondazione dovrebbe ricevere 600mila euro da Regione e Comune, una somma di denaro insufficiente per il Salone del 2016. Il dg prende l’iniziativa: “Il Faure palesava l’intento di voler avvicinare il sindaco Fassino in modo di ‘sensibilizzarlo’ della questione e così rivendicare l’aggiudicazione della gara”. Lo fa via mail, scrivendo anche a Braccialarghe e alla presidente della fondazione Giovanna Milella.

Non è il suo unico tentativo di influenzare l’ex primo cittadino. Prima ancora aveva contattato il capo di gabinetto di Fassino, Alessandra Gianfrate, per lamentarsi della mancata erogazione di fondi dal Comune alla Fondazione, e aveva fatto lo stesso con la Milella affinché sollecitasse l’ex sindaco. Il 9 dicembre 2015 parla direttamente con il primo cittadino per organizzare l’annuale pranzo delle famiglie indigenti all’Oval, struttura del Comune concessa a Gl per soli 45mila euro l’anno. Stando a quanto scritto dal giudice nell’ordinanza, Faure si era dimostrato disponibile in modo da mantenere “buoni rapporti con l’autorità in vista di un possibile futuro appoggio”.