di Pia Starace

L’Università di Bari ha lanciato la sua “strategia” per accaparrarsi un maggior numero di immatricolazioni: uno sconto di 51 euro sulla prima rata per chi si iscrive entro il 15 luglio! Siamo alla disperazione, evidentemente. Sì, disperazione: perché alla base vi è la constatazione di un fallimento, visto l’impoverimento delle casse e la diminuzione degli studenti; disperazione perché l’unica trovata che menti sopraffine imbevute di sapere sanno escogitare per incentivare l’istruzione universitaria è la svendita di fine stagione; disperazione perché il degrado culturale insieme al soffocamento burocratico hanno raggiunto livelli di guardia; disperazione perché garantire la qualità della ricerca e della didattica è uno scopo ormai svuotato completamente di valore e senso; non paga investirci su. Del resto, il fine giustifica i mezzi. Bisogna raggiungere l’obiettivo: far aumentare le immatricolazioni, altrimenti non arriveranno i finanziamenti ministeriali!

Purtroppo vige questa la logica basic, terra terra, utilitaristica, di marketing spicciolo, tutt’altro che una strategia. Il Rettore candidamente se ne fa portatore, la abbraccia come utile e necessaria e, per potenziarne l’attrattività, sul piatto aggiunge l’abolizione del numero chiuso per tre corsi di laurea considerato che il numero degli aspiranti studenti da tempo risulta più basso del numero di posti disponibili. Così si risparmieranno parecchi quattrini, dice. Ma qui sorge spontanea la domanda: finora la ratio del numero chiuso quale sarebbe stata?

Le critiche più pesanti vengono dagli stessi studenti i quali sottolineano l’inadeguatezza di questo nuovo sistema, che concede lo sconto senza distinzione fra redditi, che costringe i giovani appena maturati, o addirittura maturandi in attesa del voto finale, a fare in tutta fretta la scelta del proprio futuro, che rimarca una incapacità ad adoperarsi per offrire qualità agli studi. Cioè, uno studente dovrebbe iscriversi all’Università di Bari perché costa meno, non certo per l’offerta formativa che presenta e le opportunità che apre?

Insomma senza alcun pudore l’Università sta dimostrando con questa “strategia” al ribasso, di non volersi impegnare nell’affrontare radicalmente le forti criticità emerse negli ultimi anni, e di aver di fatto rinunciato al suo ruolo fondamentale di motore di formazione e miglioramento della società e della sua classe dirigente.

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